Cannabis e alcol – Quasi un adulto americano su due tra coloro che consumano sia cannabis sia alcol li utilizza anche nello stesso arco temporale. È il dato principale che emerge da una nuova Research Letter pubblicata il 24 settembre 2026 su JAMA Network Open da Beth Han, Jennifer A. Hobin e Wilson M. Compton, ricercatori del National Institute on Drug Abuse (NIDA), parte dei National Institutes of Health statunitensi.
Lo studio, intitolato Simultaneous Cannabis and Alcohol Use From Nationally Representative Data, ha analizzato i dati delle National Surveys on Drug Use and Health condotte tra il 2021 e il 2024, prendendo in considerazione complessivamente 186.823 adulti statunitensi.
Cannabis e alcol: quanto è diffuso il consumo combinato?
Nel campione analizzato, il 51,6% degli adulti aveva consumato alcol nell’ultimo mese, il 15,7% cannabis e l’11,2% entrambe le sostanze. Ma è osservando quest’ultimo gruppo che emerge il dato più interessante.
Tra le persone che avevano utilizzato sia cannabis sia alcol nel mese precedente, il 49% aveva assunto cannabis durante l’ultimo episodio di consumo di alcol o entro poche ore da esso. Rapportato alla popolazione statunitense, secondo la ponderazione statistica utilizzata dai ricercatori, significa circa 14,1 milioni di adulti.
Non si parla quindi semplicemente di persone che consumano entrambe le sostanze in momenti differenti: lo studio distingue espressamente questo comportamento dal cosiddetto uso simultaneo, cioè cannabis utilizzata mentre si beve o nell’arco di poche ore dall’assunzione di alcol.

La prevalenza cambia inoltre sensibilmente a seconda delle caratteristiche delle persone analizzate. Nei soggetti con disturbo da uso di cannabis (Cannabis Use Disorder, CUD) il consumo simultaneo risulta particolarmente frequente: raggiunge il 72,2% tra i 18-29enni, il 77,4% tra i 30-49enni e addirittura l’82% tra le persone con almeno 50 anni.
Non è soltanto un fenomeno giovanile
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca è proprio il superamento dell’idea che l’associazione tra cannabis e alcol riguardi essenzialmente i più giovani.
Tra chi utilizza entrambe le sostanze, la prevalenza stimata dell’uso simultaneo è del 46,1% tra i 18 e i 20 anni e sale al 58,7% nella fascia 26-29 anni. Tra i 30 e i 49 anni rimane attorno al 51%, mentre supera comunque il 45% negli over 50.
Gli autori sottolineano quindi la necessità di sviluppare strategie di prevenzione e screening differenziate in base all’età, prestando particolare attenzione anche agli adulti più anziani.
Il tema riguarda soprattutto i possibili effetti derivanti dalla combinazione delle due sostanze. Gli autori richiamano precedenti ricerche che hanno associato l’uso simultaneo a rischi come maggiore compromissione delle capacità, intossicazione, incidenti e alterazione del giudizio.
Cosa dimostra davvero lo studio, e cosa no
È però fondamentale non attribuire alla ricerca conclusioni che non contiene. Si tratta infatti di uno studio trasversale basato su questionari e dati autoriferiti. Non permette quindi di stabilire un rapporto di causa-effetto tra consumo simultaneo, legalizzazione della cannabis o problemi sanitari.
Gli stessi ricercatori scrivono che saranno necessari ulteriori studi per comprendere in che modo questi comportamenti siano collegati all’accessibilità della cannabis, alla sua accettazione sociale, alla legalizzazione e alla percezione dei suoi benefici.
Esistono inoltre alcuni limiti: la ricerca non comprende, ad esempio, persone incarcerate o senza dimora non ospitate in strutture e considera l’uso simultaneo riferito all’ultimo episodio di consumo di alcol, non tutti gli episodi avvenuti durante il mese. Per questo gli autori ritengono che la prevalenza reale potrebbe perfino essere sottostimata.
Il risultato centrale resta dunque molto preciso: negli Stati Uniti consumare cannabis e alcol nello stesso periodo è un comportamento estremamente diffuso tra chi utilizza entrambe le sostanze, e non riguarda soltanto i giovani. Un dato che apre nuove domande sulla riduzione del rischio e sulla necessità di costruire politiche di prevenzione basate sui comportamenti reali della popolazione, anziché sulle sole caratteristiche di una singola sostanza.

