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Per gli adolescenti californiani alcol e tabacco sono più pericolosi della cannabis

Il cambiamento culturale

Per molti adolescenti la cannabis non rappresenta più una sostanza “pericolosa” nel senso tradizionale del termine. Anzi, agli occhi di una parte crescente delle nuove generazioni appare meno dannosa di alcol, sigarette e sigarette elettroniche.

È il quadro che emerge da una recente ricerca condotta negli Stati Uniti su oltre 175 mila studenti delle scuole superiori californiane, un’indagine che fotografa un cambiamento culturale profondo e destinato ad avere conseguenze sul fronte della salute pubblica.

Il dato più sorprendente non riguarda soltanto la diffusione di questa percezione, ma la sua stabilità nel tempo. Tra il 2019 e il 2024, infatti, il giudizio degli adolescenti sulla cannabis è rimasto sorprendentemente coerente: per molti ragazzi è considerata la sostanza meno nociva tra quelle comunemente consumate.

La normalizzazione della cannabis tra i più giovani

Negli ultimi anni la cannabis ha cambiato volto nell’immaginario collettivo. La legalizzazione in diversi Paesi e Stati americani, la presenza crescente sui social network, il linguaggio più permissivo della cultura pop e l’uso terapeutico in ambito medico hanno contribuito a ridurre la percezione del rischio.

Per i ricercatori questo processo di “normalizzazione” è oggi particolarmente evidente tra gli adolescenti. Se in passato la cannabis veniva associata a trasgressione e dipendenza, molti giovani la considerano ormai una sostanza quasi “leggera”, spesso ritenuta persino meno pericolosa delle bevande alcoliche del fine settimana.

L’indagine mostra inoltre che il giudizio cambia con l’età. Gli studenti più giovani tendono ad avere una percezione più prudente, mentre negli ultimi anni delle superiori il rischio associato alla cannabis cala drasticamente. In altre parole, crescendo, molti ragazzi sembrano convincersi che il consumo abituale sia relativamente innocuo.

Il peso degli amici e dei social

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda l’influenza dell’ambiente sociale. Gli adolescenti che frequentano amici consumatori tendono infatti a considerare la cannabis meno rischiosa rispetto ai coetanei.

Secondo gli esperti, il meccanismo è simile a quello osservato in passato con il fumo di sigaretta: quando una sostanza entra nella quotidianità di un gruppo, perde progressivamente la sua aura di pericolo.

A questo si aggiunge il ruolo dei social media, dove la cannabis viene spesso raccontata con toni ironici o rilassati. Meme, video brevi e influencer contribuiscono a costruire una narrazione distante dalle campagne tradizionali di prevenzione.

I rischi che gli adolescenti tendono a sottovalutare

Gli specialisti ricordano però che il cervello adolescenziale è ancora in fase di sviluppo e che l’abuso di cannabis può avere effetti sulla memoria, sulla concentrazione e sulla salute mentale.

Alcune ricerche collegano il consumo intenso in età precoce a maggiori probabilità di sviluppare disturbi d’ansia, depressione e vulnerabilità psicotiche nei soggetti predisposti. Il rischio aumenta soprattutto quando il consumo diventa abituale o inizia molto presto.

Nonostante questo, la distanza tra evidenze scientifiche e percezione giovanile sembra ampliarsi. Per molti ragazzi, infatti, il fatto che la cannabis sia legale in diversi contesti viene automaticamente interpretato come una prova della sua sicurezza.

cannabis

Ma davvero c’è da preoccuparsi?

Il dibattito sulla cannabis tra gli adolescenti si intreccia inevitabilmente con un’altra domanda: il livello di allarme è proporzionato rispetto ai danni reali delle diverse sostanze?

Dal punto di vista sanitario, molti esperti ricordano che l’alcol continua a rappresentare una delle sostanze psicoattive più pericolose e socialmente impattanti al mondo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il consumo di alcol è associato ogni anno a circa 3 milioni di morti, pari a oltre il 5% di tutti i decessi globali. È inoltre collegato a più di 200 malattie e condizioni patologiche, tra cui tumori, cirrosi epatica, incidenti stradali e violenza domestica.

La cannabis presenta certamente rischi, soprattutto durante l’adolescenza, ma gli studi scientifici mostrano un quadro molto diverso rispetto all’alcol. Non risultano infatti casi documentati di overdose mortale esclusivamente da cannabis, mentre l’alcol è responsabile ogni anno di centinaia di migliaia di ricoveri ospedalieri soltanto in Europa.

Anche sul piano della dipendenza, le differenze sono significative. Le stime internazionali indicano che circa il 10% dei consumatori di cannabis sviluppa una forma di dipendenza, contro percentuali sensibilmente più alte per nicotina e alcol.

Per quanto riguarda l’alcol, uno dei dati più citati viene dal National Institute on Drug Abuse e da studi epidemiologici statunitensi sui “capture rates” delle sostanze: per l’alcol il rischio di sviluppare dipendenza tra chi ne fa uso è stimato intorno al 15,4%. Inoltre, l’alcol è spesso associato a comportamenti aggressivi, incidenti e perdita di controllo immediata, aspetti ampiamente meno frequenti nel consumo di cannabis.

Questo non significa che la cannabis sia innocua. Significa però che il dibattito pubblico tende talvolta a trattare sostanze molto diverse tra loro con lo stesso livello di allarme, ignorando il fatto che alcune droghe legalizzate e socialmente accettate producono danni sanitari e sociali enormemente superiori.

La sfida delle campagne di prevenzione

Secondo diversi osservatori, le tradizionali campagne basate esclusivamente sull’allarmismo rischiano oggi di risultare inefficaci. I giovani appaiono più sensibili a messaggi realistici, supportati da dati concreti e privi di toni moralistici.

Il vero nodo, spiegano gli esperti, non è soltanto impedire il consumo, ma aiutare gli adolescenti a sviluppare una percezione equilibrata del rischio. Una sostanza percepita come “innocua” tende infatti a essere sperimentata con maggiore facilità.

La ricerca evidenzia quindi una trasformazione culturale che va oltre il semplice consumo di cannabis. È il rapporto stesso tra nuove generazioni e sostanze psicoattive a essere cambiato: meno paura, più familiarità e una crescente convinzione che alcune droghe leggere siano compatibili con una vita normale.

Una convinzione che, secondo i ricercatori, potrebbe influenzare i comportamenti dei prossimi anni molto più di quanto si immagini oggi.

Concludendo

Come abbiamo anticipato, non intendiamo sostenere che la cannabis sia innocua. Riteniamo che qualsiasi sostanza, se utilizzata senza controllo, possa risultare dannosa per l’organismo umano. Anche l’acqua, pur essendo essenziale alla vita, può diventare nociva se assunta in quantità eccessive: bere 10 litri al giorno, ad esempio, avrebbe conseguenze negative per la salute.

Il punto centrale riguarda piuttosto la natura della sostanza e l’allarmismo che spesso viene costruito attorno ad essa. In una società moderna non è più accettabile fare terrorismo mediatico su sostanze che, dati alla mano, risultano meno dannose di altre comunemente tollerate.

Non lo è per una questione di coerenza e correttezza intellettuale, ma soprattutto perché, come abbiamo visto, questo approccio non contribuisce realmente ad allontanare gli adolescenti dalle sostanze, siano esse più o meno pericolose.

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Autore

  • Classe 1992, imprenditore Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto del settore canapicolo. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore editoriale di Spazio Canapa.