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Il rapporto storico tra Italia e Argentina sulla cultura della canapa

L’Italia e l’Argentina hanno condiviso un lungo e affascinante rapporto storico, economico e culturale, con connessioni significative anche nel settore della canapa. Utilizzata per secoli in vari ambiti, ha giocato un ruolo importante sia in Italia che in Argentina, legando le due nazioni in modi spesso poco noti.

Storicamente, l’Italia è stata uno dei principali produttori di canapa al mondo. Durante il XIX e il XX secolo, regioni come l’Emilia-Romagna e il Veneto erano celebri per la produzione di fibre tessili di altissima qualità, esportate in tutto il mondo. La canapa italiana era ampiamente utilizzata nella realizzazione di corde, vele e tessuti resistenti, grazie alla sua eccellente qualità. Questo settore prosperò fino alla metà del XX secolo, quando il declino della canapa industriale iniziò a causa della concorrenza arrogante di materiali sintetici e delle politiche restrittive.

Nel frattempo, l’Argentina, che ha sempre avuto una forte connessione con l’immigrazione italiana, importò molte tradizioni agricole dalla madrepatria, nutrendosi dell’esperienza nel settore della canapa dall’Italia grazie ai migranti che si stabilirono nel paese tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Esistono registri di prodotti e manufatti, bibliografia, sementi per la coltivazione, macchinari industriali e materie prime provenienti dalla penisola italiana. Di fatto gli italiani hanno contribuito fortemente alla costruzione della storia della canapa rioplatense.

Una pubblicità del 1929 di filati ‘Iturrat’ di origine italiana

Con l’avvento delle normative più severe sulla coltivazione della canapa a livello internazionale nel corso del XX secolo, sia in Italia che in Argentina si verificò un netto calo nella produzione. Le restrizioni legali e la crescente associazione della canapa con la cannabis ad uso ricreativo portarono ad una quasi totale scomparsa delle coltivazioni. In Argentina, il governo vietò la coltivazione della pianta per decenni, mentre in Italia la produzione si ridusse drasticamente fino a essere quasi abbandonata.

Ad oggi i due paesi vivono situazioni diverse per quanto riguarda il settore della canapa. In Italia, dopo l’avvio nel 2016 del settore della “cannabis light”, ad oggi, il governo ha adottato un approccio regressivo, assecondando una visione proibizionista anacronistica; infatti, attualmente sono a rischio 3mila aziende italiane e oltre 15mila posti di lavoro. Mentre il mondo legalizza la cannabis in tutti i suoi principi e forme, l’Italia vuole vietare l’equivalente della birra analcolica.

Una macchina per separare le fibre di canapa di origine bolognese. Utilizzata e studiata dall’Università di La Plata. Anno 1919

In Argentina nel 2017 il paese ha legalizzato l’uso medico della cannabis, consentendo ai pazienti l’accesso a prodotti a base di CBD sotto controllo statale; mentre nel 2022 è stata approvata la legge 27.669 che regolamenta la coltivazione della canapa industriale e un anno dopo i semi di canapa sono stati inseriti nel Codice alimentare argentino come alimento commestibile idoneo. Per quanto riguarda il consumo personale e la coltivazione, sembrerebbe essere tollerato ma non ancora legale, in un quadro normativo non ben definito.

Il rapporto tra Italia e Argentina nella storia della canapa è un esempio di come le tradizioni agricole possano viaggiare e trasformarsi nel tempo. Nonostante un periodo di declino, oggi entrambi i paesi stanno riscoprendo (anche se lentamente) le potenzialità di questa pianta, aprendosi a nuove opportunità economiche e ambientali. La cooperazione tra le due nazioni potrebbe portare a un futuro in cui la canapa torni a essere una risorsa preziosa per entrambe le economie.

In collaborazione con Recetas Canameras e Federcanapa

articolo sponsorizzato da Hupi

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