Test antidroga eseguito davanti a una platea di militanti, gli applausi e una battuta destinata a diventare il titolo del giorno.
Al congresso regionale di Forza Italia in Campania, tenuto a Napoli, Fulvio Martusciello, eurodeputato e candidato unico alla segreteria regionale, ha accettato la provocazione del garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello e si è sottoposto pubblicamente a un test salivare antidroga. Il risultato è stato negativo. Poi, rivolgendosi alla sala, Martusciello ha commentato: «La mia droga sono loro».
Il siparietto nasce durante l’intervento di Ciambriello, che dal palco richiama il problema delle dipendenze tra le persone detenute e invita Martusciello a effettuare il test. Il politico raccoglie immediatamente la sfida, sale sul palco e si presta alla prova davanti al pubblico.
Ma è proprio qui che dovrebbe iniziare una riflessione diversa. Perché il punto non è stabilire se Martusciello utilizzi o meno sostanze stupefacenti. Il punto è capire cosa c’entri un test antidroga personale, esibito durante un congresso politico, con il serio e complesso dibattito sulle droghe, sulle dipendenze e sulle politiche pubbliche.
Non serve esibirsi in un becero show proibizionista per dimostrare di non fare uso di droghe. Un rappresentante delle istituzioni dovrebbe essere giudicato innanzitutto per le leggi che sostiene, per le politiche che propone e per la capacità di affrontare fenomeni complessi con dati, competenza e responsabilità. La vita privata di una persona, fino a quando non incide sull’esercizio delle proprie funzioni o sulla sicurezza altrui, appartiene a una sfera differente.
Su questo punto è particolarmente chiara la posizione di Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani:
«La decenza istituzionale impone di distinguere il pubblico dal privato. Vanno distinte le scelte di una persona, anche personaggio politico, come privato cittadino, quindi soggetto che ha diritto di decidere cosa fare della propria vita, e quindi che sostanze assumere; rispetto alle scelte che invece quel personaggio personaggio politico deve prende in quanto politico, in quanto legislatore.»

Una distinzione fondamentale. Il fatto che un politico risulti negativo a un test non ci dice nulla sulla bontà delle sue proposte in materia di droghe. Allo stesso modo, l’eventuale consumo privato di una sostanza non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un giudizio sulla sua capacità politica. Altro sarebbe, naturalmente, parlare di condotte che mettano concretamente in pericolo terzi o interferiscano con una funzione pubblica: ma quello è un piano completamente diverso rispetto alla semplice dimostrazione pubblica di “non usare droghe”.
Blengino, riferendosi direttamente alla scena andata in scena a Napoli, aggiunge:
«In questo teatrino, nulla a che fare con il complesso tema delle sostanze stupefacenti.»
Ed è questo il punto centrale. Il tema delle droghe significa dipendenze, riduzione del danno, prevenzione, salute pubblica, carceri, criminalità organizzata, mercato illegale, controllo delle sostanze, informazione scientifica e politiche sociali. Significa anche chiedersi se le strategie adottate negli ultimi decenni abbiano funzionato, quali strumenti possano ridurre i rischi e come evitare che chi ha un problema di dipendenza venga trattato soltanto come un colpevole da stigmatizzare.
Ridurre tutto a un test salivare effettuato sul palco rischia invece di riproporre una vecchia rappresentazione: da una parte chi può mostrare pubblicamente di essere “pulito”, dall’altra chi viene implicitamente collocato nella categoria dei devianti. Una contrapposizione moralistica che non aiuta a capire né il consumo di sostanze né le dipendenze.
E non aiuta neppure chi vive realmente una condizione di tossicodipendenza. Se il punto di partenza dell’intervento era l’aumento dei detenuti con problemi legati alle sostanze, sarebbe stato molto più utile discutere di cure, servizi negli istituti penitenziari, SerD, misure alternative, reinserimento e strumenti di prevenzione. Questioni concrete, che richiedono risposte concrete e investimenti verificabili.
Invece resta soprattutto l’immagine del test effettuato davanti alle telecamere e degli applausi successivi. Una scena perfetta per diventare un video, un titolo o un contenuto social, molto meno utile per comprendere il fenomeno.
Ed è forse questa la fotografia più amara dell’episodio: una politica che troppo spesso sembra aver bisogno di trasformare ogni questione in una performance. Anche quando si parla di droghe, dipendenze e carcere, argomenti sui quali servirebbero meno simboli e più decisioni.
Perché quando il gesto spettacolare prende il posto del confronto sulle soluzioni, non siamo più davanti alla politica dei fatti. Siamo davanti alla politica dello show.
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