La scorsa primavera, insieme ai Radicali di Parma, abbiamo portato per le strade della città una campagna molto semplice nel messaggio e, proprio per questo, volutamente provocatoria: “Contro lo spaccio: piantala!”. Una cinquantina di manifesti affissi sulle plance pubbliche per ricordare una cosa che troppo spesso viene rimossa dal dibattito politico: il proibizionismo non ha cancellato il consumo di cannabis, ma ha consegnato una parte enorme di quel mercato alla criminalità.
Oggi quella campagna entra nella sua seconda fase e prova a trasformare uno slogan in un dato concreto, visibile e aggiornabile.
Nei locali del Canapaio Ducale di piazzale Picelli, dove per tutto il mese di ottobre ospitiamo ogni mercoledì alle 18.30 una rassegna di libri, incontri e discussioni dedicate alle politiche sulle droghe, abbiamo installato in vetrina un vero e proprio “contatore contro lo spaccio”.
L’idea è semplice: provare a stimare quante risorse economiche vengono sottratte al mercato illegale da chi decide di non acquistare cannabis dagli spacciatori e sceglie invece l’autoproduzione per uso personale.
Sul pannello abbiamo scritto un dato che, credo, meriti attenzione: da gennaio 2026 il Canapaio Ducale ha venduto 2.977 semi di cannabis. Applicando un criterio prudenziale sulla germinazione, sulla resa minima delle piante e sul valore medio della cannabis nel mercato nero, stimato in circa 10 euro al grammo, il risultato supera i tre milioni di euro potenzialmente sottratti al circuito illegale.

Non vogliamo far passare una stima per una contabilità giudiziaria. Il senso dell’iniziativa è un altro: dare una dimensione economica a un fenomeno che esiste, è diffuso, ma rimane quasi sempre invisibile.
La coltivazione domestica di minime dimensioni, destinata esclusivamente all’uso personale e realizzata secondo determinate caratteristiche, è stata ritenuta non penalmente rilevante dalle Sezioni Unite della Cassazione nel 2019. Non significa che qualunque coltivazione sia automaticamente lecita: significa però che anche la giurisprudenza ha riconosciuto l’esistenza di situazioni in cui l’autoproduzione personale non integra il reato di coltivazione di stupefacenti.
Ogni grammo autoprodotto è denaro che non finisce allo spaccio
Ed è proprio qui che emerge il paradosso. In questi primi nove mesi dell’anno, principalmente nella provincia di Parma, migliaia di semi acquistati legalmente possono aver consentito a numerosi consumatori di evitare almeno in parte il mercato clandestino. Persone normalissime, che magari la sera preferiscono uno spinello a un amaro, possono così evitare il contatto con spacciatori, ambienti criminali e prodotti di provenienza sconosciuta.
Per me questi oltre tre milioni di euro non sono soltanto una cifra da mettere in vetrina. Sono la rappresentazione plastica di ciò che la politica continua a non voler vedere: ogni grammo che non viene acquistato sul mercato nero è denaro che non finisce nelle mani di chi vive di traffici illegali.
E pensare che chi coltiva per sé rappresenta solo una parte minoritaria dell’insieme dei consumatori rende il dato ancora più significativo.
Da decenni ci viene raccontato che la repressione servirebbe a proteggere la società. Ma dopo quasi quarant’anni di leggi sempre più punitive, la cannabis continua a essere consumata, venduta e facilmente reperibile. La differenza è che, mantenendola nell’illegalità, lo Stato rinuncia a controllare il mercato e lascia che a controllarlo siano altri.
La cannabis non sparisce perché la vietiamo
Questo è il cuore della questione: la cannabis non sparisce perché la vietiamo. Cambia semplicemente il soggetto che la vende.
Una regolamentazione seria significherebbe sottrarre terreno alla criminalità organizzata, controllare qualità e accesso, ridurre i rischi per i consumatori e smettere di criminalizzare comportamenti che riguardano milioni di cittadini.
Il nostro contatore verrà aggiornato ogni mese. Non pretende di essere una verità assoluta, ma uno strumento di discussione. Parma, da questo punto di vista, sta sperimentando qualcosa di unico:
rendere visibile, attraverso numeri comprensibili, quanto l’autoproduzione possa incidere economicamente sul mercato clandestino.
Se davvero vogliamo combattere lo spaccio, forse dovremmo iniziare a chiederci se continuare sulla stessa strada abbia ancora senso.
Oppure, molto più semplicemente, piantarla.

