Un nuovo mercato della canapa industriale potrebbe prendere forma ai piedi dell’Himalaya. Lo Stato indiano dell’Himachal Pradesh ha infatti introdotto un sistema regolamentato per consentire la coltivazione, la trasformazione e l’utilizzo industriale della cannabis a basso contenuto di THC, intervenendo successivamente sulle regole per rendere il settore più accessibile anche agli agricoltori di dimensioni ridotte.
È importante precisare che non si tratta di una liberalizzazione della cannabis in tutta l’India. La decisione riguarda l’Himachal Pradesh e punta soprattutto alla creazione di una vera filiera industriale della canapa, mantenendo separato questo settore dalla produzione di marijuana e charas destinati all’uso stupefacente.
Il quadro normativo è stato introdotto nel luglio 2026 attraverso l’Himachal Pradesh Narcotic Drugs and Psychotropic Substances Order, per poi essere modificato ad agosto con alcune correzioni particolarmente importanti.
Da tre acri a cinque bigha: apertura ai piccoli coltivatori
Uno degli ostacoli principali contenuti nella prima versione delle regole riguardava la superficie minima necessaria per poter accedere alla coltivazione.
Inizialmente erano richiesti almeno tre acri di terreno contiguo, individualmente o attraverso forme associative. Una soglia non semplice da raggiungere in uno Stato montuoso caratterizzato da moltissime aziende agricole di piccole dimensioni.

Il governo è quindi intervenuto riducendo il requisito minimo a cinque bigha, equivalenti indicativamente a circa un acro nell’Himachal Pradesh.
Possono richiedere una licenza singoli agricoltori, gruppi di produttori, cooperative, associazioni e alcune organizzazioni collettive. Il costo annuale previsto per la coltivazione della canapa industriale è stato fissato a 2.000 rupie per bigha.
Ma la licenza non significa libertà assoluta di coltivazione. Le aziende dovranno rispettare un sistema di tracciabilità che comprende coordinate GPS, geolocalizzazione dei terreni, controlli e analisi delle colture.
Per essere classificata come industriale, la cannabis dovrà infatti rispettare il limite dello 0,3% di THC. Prima del raccolto il coltivatore dovrà informare le autorità competenti, permettendo il campionamento e l’analisi delle piante.
Un acquirente deve essere individuato prima della coltivazione
Particolarmente interessante è anche il meccanismo pensato per evitare uno dei problemi che hanno frenato lo sviluppo della canapa in molti altri mercati: produrre materia prima senza sapere successivamente a chi venderla.
Per ottenere la licenza, l’agricoltore dovrà presentare un accordo di acquisto con un produttore o trasformatore autorizzato.
In altre parole, una parte della destinazione commerciale della produzione viene definita prima ancora della semina. Il sistema dovrebbe offrire maggiori garanzie agli agricoltori e contemporaneamente consentire allo Stato di mantenere sotto controllo la filiera.
Anche le sementi saranno regolamentate. Dovranno provenire da fornitori autorizzati ed essere accompagnate dalla documentazione necessaria relativa alla qualità e al profilo dei cannabinoidi. Per le sementi importate dall’estero sono inoltre previsti specifici certificati fitosanitari.
Da 100 a 5 crore: crolla la soglia per gli impianti di trasformazione
La modifica probabilmente più significativa riguarda però l’industria.
La prima versione del regolamento prevedeva un investimento minimo di ben 100 crore di rupie per la realizzazione di un impianto produttivo: una cifra equivalente a circa un miliardo di rupie e accessibile sostanzialmente soltanto a grandi investitori.
Il governo dell’Himachal Pradesh ha deciso di ridurre drasticamente questa soglia, portandola a 5 crore di rupie, cioè appena il 5% dell’importo originariamente previsto.
Una modifica fondamentale perché coltivare canapa senza disporre di una rete di impianti in grado di trasformare la biomassa rischierebbe di rendere inutile l’intero progetto.
La canapa può infatti alimentare numerose filiere: fibre tessili, carta, corde, materiali da costruzione, packaging, cosmetica, biomateriali e altri prodotti industriali. Per gli impianti di trasformazione e produzione è inoltre previsto uno specifico sistema di licenze.
L’Himachal Pradesh sembra quindi voler evitare che la propria apertura alla canapa rimanga soltanto sulla carta. La scelta di ridurre contemporaneamente la superficie minima per gli agricoltori e l’investimento richiesto alle industrie mostra la volontà di costruire una filiera composta da coltivazione, trasformazione e mercato finale.
La vera sfida inizierà ora: saranno necessari sementi certificate, impianti di trasformazione, contratti convenienti per gli agricoltori e un mercato sufficientemente grande da assorbire la produzione.
Se il modello funzionerà, però, l’Himachal Pradesh potrebbe diventare uno dei territori più interessanti dell’Asia per lo sviluppo della canapa industriale regolamentata, trasformando una pianta storicamente associata all’economia informale dell’area himalayana in una nuova opportunità agricola e industriale.
Fonti e approfondimenti
The Tribune – “Himachal Pradesh eases cannabis cultivation norms”, 26 agosto 2026. Riduzione della superficie minima da 3 acri a 5 bigha e dell’investimento minimo da 100 a 5 crore di rupie. Leggi la fonteHempToday – “Indian state opens licensing in long-awaited breakthrough for country’s hemp industry”, 27 agosto 2026. Dettagli su licenze, THC, sementi, buy-back e trasformazione. Leggi la fonteThe News Himachal – “Himachal Plants the Seeds of an Industrial Hemp Economy”, 25 luglio 2026. Dettagli sul sistema originario di licenze per coltivazione, trasformazione, ricerca, stoccaggio e trasporto. Leggi la fonteComplinity – Himachal Pradesh Narcotic Drugs and Psychotropic Substances (Amendment) Order, 2026. Sintesi delle modifiche normative ufficiali introdotte ad agosto. Leggi la fonte


