Cannabis Terapeutica – L’arrivo di nuove infiorescenze medicinali amplia le possibilità delle farmacie italiane. La crisi di Bedrocan, però, riaccende il dibattito sulla dipendenza dalle importazioni e sulla continuità delle cure.
Per un paziente che utilizza cannabis medica, la questione più importante non è il Paese in cui cresce la pianta, ma poter ritirare regolarmente il preparato prescritto. Dietro quel gesto si nasconde una rete di coltivatori, distributori, autorizzazioni e laboratori galenici. Quando uno dei principali fornitori viene meno, anche un percorso terapeutico consolidato rischia di diventare complicato.
È proprio per ridurre questo rischio che assumono rilievo le nuove importazioni dalla Spagna. Materia Medica Processing, società con attività a Siena, ha annunciato di aver ottenuto dall’Ufficio centrale stupefacenti del Ministero della Salute il permesso di commercializzare in Italia tre infiorescenze medicinali prodotte da Linneo Health. Le autorizzazioni sono state rilasciate tra giugno e agosto 2026; una prima importazione è stata completata a settembre.
L’iniziativa precede quindi la notizia che ha scosso il settore in ottobre. La procedura fallimentare di Bedrocan Nederland e Bedrocan International è stata ufficializzata l’8 ottobre nei Paesi Bassi, dopo le difficoltà incontrate nel passaggio dal precedente sistema di commercializzazione a uno nuovo. Per anni, la produzione olandese ha rappresentato un riferimento per le farmacie italiane. Secondo le stime riportate dalle associazioni di settore, oltre quattro quinti delle infiorescenze dispensate in Italia arrivavano attraverso quel canale.
Più scelta non significa sostituzione automatica
La novità spagnola riguarda tre diversi profili di cannabinoidi. Hindu Kush è caratterizzata da una presenza elevata di THC e non è del tutto nuova al mercato italiano: era già stata distribuita tramite precedenti forniture allo Stabilimento farmaceutico militare. Un secondo prodotto privilegia il CBD, con una concentrazione indicativa del 14% e THC inferiore all’1%. Blue Dream CBD, invece, presenta valori vicini al 10% per entrambi i principali cannabinoidi.

È una distinzione decisiva perché le prescrizioni non si basano semplicemente sulla dicitura “cannabis”. Il medico individua composizioni e dosi compatibili con le condizioni del paziente, mentre il farmacista prepara il medicinale nel rispetto delle indicazioni ricevute. Due infiorescenze con percentuali apparentemente simili non sono necessariamente sovrapponibili: possono differire per altri componenti e per le concentrazioni effettive dei lotti.
Di conseguenza, la disponibilità di un nuovo prodotto non autorizza cambiamenti autonomi. Per passare a una preparazione differente può servire una nuova ricetta, oltre alla rivalutazione della posologia. Il beneficio delle importazioni si misurerà quindi anche nella capacità di medici e farmacisti di accompagnare correttamente i pazienti durante un eventuale cambio.
Il problema è la programmazione, non soltanto la produzione
La crisi Bedrocan ha reso visibile un limite strutturale. L’Italia necessita ogni anno di quantitativi nell’ordine delle tonnellate, mentre la coltivazione nazionale copre soltanto una parte della domanda. Per il 2026 è stata indicata una quota di 400 chilogrammi per lo Stabilimento militare di Firenze, ma le associazioni hanno segnalato che la produzione concretamente prevista sarebbe di circa 125 chilogrammi. Sono dati diversi, entrambi importanti per capire il divario tra programmazione e disponibilità effettiva.
Neppure gli stabilimenti Bedrocan situati fuori dai Paesi Bassi, non coinvolti nel fallimento delle società olandesi, possono essere considerati una risposta immediata. Capacità produttiva, varietà coltivate e autorizzazioni commerciali non coincidono automaticamente con quelle della filiera precedente. Particolarmente delicata è la situazione della Bedrolite, utilizzata anche da pazienti con forme di epilessia farmacoresistente e non prodotta nello stabilimento danese.
Il 22 ottobre Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale e Forum Droghe hanno sollecitato un intervento del Governo: una verifica pubblica delle scorte, il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti, nuove opportunità di coltivazione in Italia e un coordinamento nazionale più efficace. Hanno inoltre rilanciato la richiesta di semplificare gli aspetti burocratici che ostacolano l’accesso alle preparazioni.
Le tre genetiche spagnole possono dare maggiore flessibilità alle farmacie e alleggerire la dipendenza da un solo fornitore. Ma una terapia non dovrebbe dipendere dalla capacità di reagire a un’emergenza commerciale. La sfida vera è costruire un sistema che sappia prevedere i bisogni, diversificare le origini e assicurare continuità ai pazienti prima che si presenti una nuova crisi.

