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Addio a Emma Bonino: una vita per i diritti, dalla libertà delle donne alla legalizzazione della cannabis

Emma Bonino è morta oggi, 11 settembre 2026, all’età di 78 anni. Con lei scompare una delle figure più riconoscibili e controverse della politica italiana degli ultimi cinquant’anni: radicale, europeista, femminista, antiproibizionista e protagonista di alcune delle più importanti battaglie per i diritti civili nel nostro Paese.

Nata a Bra, in Piemonte, nel 1948 e laureata alla Bocconi, Bonino entra nella politica militante negli anni Settanta, quando l’Italia è attraversata da profonde trasformazioni sociali e culturali.

Il suo nome diventa presto inseparabile da quello di Marco Pannella e del Partito Radicale, con cui condivide un metodo politico fondato sulla nonviolenza, sulla disobbedienza civile, sui referendum e sulla volontà di portare nel dibattito pubblico questioni che la politica tradizionale preferiva spesso evitare.

Dall’aborto ai diritti civili

Una delle prime grandi battaglie di Emma Bonino riguarda l’aborto clandestino. Nel 1975 contribuisce alla nascita del CISA, il Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, partecipando apertamente alla campagna per cambiare una legislazione che criminalizzava l’interruzione volontaria di gravidanza.

Quell’impegno le costò anche l’arresto.

La battaglia avrebbe contribuito a creare il clima politico e sociale che portò nel 1978 all’approvazione della legge 194, mentre Bonino fu protagonista anche della mobilitazione per difenderla successivamente attraverso il referendum.

emma bonino

Ma limitare la sua storia politica all’aborto sarebbe riduttivo.

Nel corso dei decenni Bonino si è battuta per il divorzio, l’obiezione di coscienza, i diritti delle donne, la libertà individuale, il fine vita, contro la pena di morte e le mutilazioni genitali femminili, oltre che contro la fame nel mondo e a favore dei diritti delle popolazioni colpite da guerre e regimi autoritari.

Il suo impegno si è progressivamente spostato anche sul piano internazionale. Deputata italiana ed europea, commissaria europea, vicepresidente del Senato e infine ministra degli Esteri nel governo Letta, Bonino ha rappresentato una delle poche figure politiche italiane capaci di costruire una dimensione pubblica realmente europea e internazionale.

La battaglia antiproibizionista e la cannabis

Tra le battaglie che Emma Bonino non ha mai abbandonato c’è stata anche quella per la legalizzazione della cannabis.

La sua posizione nasceva dalla tradizione antiproibizionista radicale e da un principio preciso: lo Stato, secondo questa visione, non dovrebbe rispondere al consumo di sostanze esclusivamente attraverso la repressione penale.

Bonino ha sostenuto per decenni la necessità di superare il proibizionismo sulle cosiddette droghe leggere, considerando la regolamentazione della cannabis non soltanto una questione di libertà personale, ma anche una diversa strategia politica nella gestione del fenomeno.

L’approccio radicale puntava infatti a sottrarre il mercato alla clandestinità, separare i consumatori dai circuiti criminali e sostituire al divieto un sistema di regole e controlli.

Ancora nel maggio 2026, ricordando le battaglie condotte insieme a Marco Pannella, Bonino sottolineava quanto fosse rimasta indietro l’Italia proprio sull’antiproibizionismo. Osservava come argomenti sostenuti dai Radicali già cinquant’anni prima avessero trovato progressivamente spazio in Paesi come Canada, Germania e numerosi Stati americani, mentre nel nostro Paese il confronto continuava a essere, nelle sue parole, profondamente deludente.

La legalizzazione della cannabis rappresentava quindi un tassello di una visione politica più ampia: meno paternalismo dello Stato e maggiore responsabilità individuale, accompagnati da regole pubbliche e dalla tutela della salute.

Una politica spesso controcorrente

Emma Bonino non è mai stata una figura politica facile da collocare negli schemi tradizionali.

Ha collaborato con governi e maggioranze differenti, mantenendo però alcuni punti fermi: europeismo, laicità dello Stato, diritti individuali, Stato di diritto e opposizione ai regimi autoritari.

Negli anni ha raccolto consensi ma anche durissime contestazioni. Le sue posizioni sull’aborto, sulle droghe, sull’eutanasia e sulla concezione della famiglia l’hanno resa un bersaglio costante dei settori più conservatori della società italiana.

Eppure proprio questa capacità di affrontare temi considerati scomodi rappresenta probabilmente uno degli elementi più significativi della sua eredità politica.

Con la morte di Emma Bonino scompare una protagonista di mezzo secolo di storia italiana, ma restano aperte molte delle battaglie che aveva iniziato quando apparivano impossibili.

Alcune sono diventate leggi dello Stato. Altre, come la regolamentazione della cannabis, rimangono ancora oggi al centro di uno scontro politico e culturale che Bonino ha contribuito ad aprire molto prima che diventasse un dibattito globale.

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Autore

  • Classe 1992, imprenditore Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto del settore canapicolo. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore editoriale di Spazio Canapa.