Cassazione: il Decreto Sicurezza non basta a rendere droga la canapa. Senza prova della concreta efficacia drogante non possono esserci reato e confisca.
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Cassazione: il Decreto Sicurezza non basta a rendere droga la canapa. Senza prova della concreta efficacia drogante non possono esserci reato e confisca.

L’Alta Corte del Kenya respinge il ricorso dei rastafariani: nessuna esenzione religiosa per la cannabis. Ecco come nasce la vicenda e la sentenza.

Si è chiusa senza colpevoli una delle indagini più rilevanti sulla cannabis light in Italia. A Torino, il giudice ha archiviato le accuse di produzione e traffico di stupefacenti nei confronti di 14 tra produttori e commercianti, indagati da oltre due anni.

La Corte d’Appello penale di Cagliari ha emesso una decisione che va in netta controtendenza: l’assoluzione di un imprenditore agricolo accusato di detenzione a fini di spaccio per oltre 700 kg di infiorescenze di canapa industriale con un contenuto di THC compreso tra lo 0,3% e lo 0,6%.

Ci sono voluti sei anni di processo, più di 7 mila pagine di inchiesta giudiziaria, oltre mezza tonnellata di infiorescenze, circa 20 litri d’olio CBD e sito web sequestrati, nonchè la cancellazione dell’attività dalla camera di commercio

Il TAR ha respinto il ricorso presentato dalle associazioni di categoria, come stabilito nella sentenza pubblicata oggi. Di conseguenza, in Italia le preparazioni orali contenenti CBD sono ufficialmente classificate come farmaci stupefacenti, e vengono inserite nella Tabella dei medicinali – sezione B.

Si è conclusa la fase istruttoria del processo relativo all’esplosione del laboratorio di cannabis light a Gubbio, un tragico evento che ha provocato la morte di un giovane di 18 anni e di una donna di 52, oltre a causare gravi ferite permanenti ad altri due ragazzi. Il procedimento proseguirà con l’udienza del 20 marzo, dedicata alla requisitoria del pubblico ministero Gemma Miliani, seguita il 27 marzo dagli interventi delle parti civili e il 10 aprile dalle arrighe della difesa. Con la chiusura dell’istruttoria, il giudice ha formalmente acquisito tutti gli elementi probatori, comprese testimonianze e documentazione.

Nel panorama giudiziario italiano del 2025, dopo anni di sentenze controverse che hanno sollevato ampi dibattiti, non dovremmo più sorprenderci di fronte all’olocausto della giustizia italiana. Imprenditori onesti, come quelli del settore canapicolo, si trovano quotidianamente a dover affrontare processi estenuanti, spesso solo per aver svolto il proprio lavoro.

Cristian Filippo, un paziente calabrese affetto da fibromialgia, era stato accusato di coltivare illegalmente due piante di cannabis, ma è stato completamente assolto con la formula “il fatto non sussiste”.
Assistito dall’avvocato Gianmichele Bosco, con il supporto di Meglio Legale, Filippo rischiava una condanna fino a sei anni di carcere. Tuttavia, il giudice ha riconosciuto che la sua coltivazione era destinata esclusivamente a scopi terapeutici, per far fronte alla difficoltà di reperire cannabis medica.

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha stabilito che la coltivazione di due piante di cannabis per uso personale non costituisce reato. Secondo i giudici, si tratta di una mera attività domestica finalizzata ad ottenere una piccola quantità di sostanza per uso personale.
Non è reato coltivare due piantine di cannabis a scopo terapeutico in quanto trattasi di una mera attività domestica che porta ad ottenere un modesto quantitativo di sostanza.