Per decenni i Paesi Bassi hanno convissuto con una contraddizione: i coffeeshop potevano vendere cannabis secondo il sistema di tolleranza olandese, mentre la produzione destinata a rifornirli rimaneva fuori dal circuito legale. Il Controlled Cannabis Supply Chain Experiment prova a superare proprio questa “porta sul retro”, creando una filiera controllata dalla coltivazione alla vendita.
La prima valutazione dell’esperimento sulla cannabis controllata mostra un’offerta molto più ampia e costi più bassi per le infiorescenze. Per ora, tra i clienti dei coffeeshop, non emerge un aumento della frequenza di consumo.
Dal 7 aprile 2025 è iniziata la fase sperimentale in dieci comuni, dove i coffeeshop coinvolti possono vendere cannabis proveniente dai coltivatori autorizzati. Non si tratta quindi di una legalizzazione nazionale, ma di un esperimento territoriale destinato a durare quattro anni, eventualmente prorogabili.

Ora sono arrivati i primi dati. Il rapporto pubblicato a settembre 2026 da Trimbos Instituut, RAND Europe e Breuer&Intraval confronta i dieci comuni dell’esperimento con altri dieci dove continua il sistema tradizionale. Sono stati intervistati 865 clienti dei coffeeshop, analizzati i menu di 134 locali e contati i visitatori di 143 esercizi, oltre a interviste con operatori e amministrazioni.
La scelta di cannabis è più che triplicata
Uno dei risultati più evidenti riguarda l’assortimento. Nei comuni dell’esperimento un coffeeshop offriva in media 10,8 differenti prodotti di cannabis alla rilevazione iniziale. Nella nuova misurazione il dato è salito a 34,2 prodotti.
Anche nei comuni di confronto l’offerta è cresciuta, ma molto meno: da 12,6 a 16,2 prodotti. L’analisi statistica indica che l’aumento della varietà nei comuni regolamentati è stato significativamente maggiore.
Lo stesso fenomeno interessa l’hashish: nei coffeeshop della sperimentazione la media è passata da 5,6 a 11,9 varietà, praticamente raddoppiando. Sono diventati inoltre molto più presenti prodotti alternativi come edibili, vape e concentrati.
La filiera legale, quindi, almeno sotto il profilo della disponibilità commerciale, non sembra aver prodotto un mercato più ristretto. Al contrario, con l’aumento della capacità dei produttori autorizzati, l’assortimento si è progressivamente ampliato.
La cannabis costa meno, ma per l’hash il quadro è opposto
Il dato probabilmente più interessante riguarda i prezzi delle infiorescenze.
Nei comuni dell’esperimento il prezzo medio della cannabis è passato da 12,06 euro a 10,08 euro al grammo. Nei comuni di confronto, invece, è salito da 11,10 a 12,47 euro, anche per la maggiore presenza di varietà statunitensi più costose. Complessivamente, la riduzione relativa attribuita dall’analisi al gruppo dell’esperimento è pari a 3,35 euro al grammo.
Anche la percezione dei clienti migliora: il 76% degli intervistati nei comuni sperimentali giudica buono o molto buono il rapporto qualità-prezzo della cannabis.

Per l’hashish, però, succede l’opposto. Il prezzo medio rilevato nei menu è salito da circa 11,68 a 21,12 euro al grammo. Un risultato che mostra come gli effetti della regolamentazione possano essere molto diversi a seconda del prodotto e della capacità della nuova filiera di soddisfare la domanda.
Più offerta, ma nessuna crescita della frequenza di consumo
Il punto più delicato riguarda i consumi. La ricerca non rileva differenze significative nella frequenza di utilizzo della cannabis tra i clienti dei coffeeshop dei comuni sperimentali e quelli delle aree di confronto. Non risultano neppure variazioni significative nel numero o nella frequenza delle visite ai coffeeshop.
Nei comuni dell’esperimento vengono acquistati mediamente più grammi di cannabis per singola transazione, ma questo non si è tradotto in un aumento della frequenza di consumo. Nemmeno gli indicatori relativi al rischio di consumo problematico mostrano variazioni significative.
Resta però il mercato illegale. Chi continua ad acquistare fuori dai coffeeshop indica soprattutto prezzi inferiori, convenienza e possibilità di comprare quantità maggiori.
È ancora presto per parlare di risultati definitivi: gli stessi ricercatori definiscono questa prima rilevazione esplorativa. Ma il primo quadro olandese offre già un dato interessante: regolamentare produzione e distribuzione può trasformare rapidamente prezzi, assortimento e tracciabilità della cannabis senza che, almeno nel breve periodo e nella popolazione studiata, emerga automaticamente una maggiore frequenza di consumo.

