La sera del 3 dicembre 1976, due giorni prima del concerto gratuito Smile Jamaica, un gruppo di uomini armati entrò nella casa-studio di Bob Marley al 56 di Hope Road, a Kingston. Gli assalitori aprirono il fuoco mentre Marley e i Wailers stavano provando. Il cantante fu ferito al petto e a un braccio; sua moglie Rita venne colpita alla testa, mentre il manager Don Taylor riportò ferite molto più gravi. Anche Louis Griffiths rimase ferito. Nessuno morì.
Quasi cinquant’anni dopo, la domanda rimane: chi voleva uccidere Bob Marley? Una risposta giudiziaria definitiva non esiste. Nessuno venne pubblicamente incriminato per l’attentato e le ricostruzioni successive mescolano testimonianze, memorie, documenti diplomatici e accuse mai dimostrate in tribunale.
Una Jamaica sull’orlo della guerra politica
Per comprendere l’attacco bisogna tornare alla Jamaica del 1976. Il Paese era profondamente diviso tra il People’s National Party (PNP) del primo ministro Michael Manley e il Jamaica Labour Party (JLP) guidato da Edward Seaga. In diversi quartieri di Kingston agivano gruppi armati legati alle rispettive aree politiche e la campagna elettorale si svolgeva in un clima di estrema violenza.

Marley non si presentava come uomo di partito, ma la sua enorme popolarità rendeva politicamente sensibile qualsiasi sua apparizione. Smile Jamaica era nato come iniziativa per ridurre le tensioni. Dopo che Manley fissò le elezioni al 15 dicembre 1976, però, il concerto venne a trovarsi appena dieci giorni prima del voto e fu interpretato da alcuni oppositori come un evento favorevole al governo PNP.
Anche l’ambasciata statunitense considerò immediatamente possibile un movente politico. In un telegramma del 7 dicembre intitolato Reggae Star Shot; Motive Probably Political, venivano riportate diverse interpretazioni circolanti sull’isola, compresa quella di un attacco di uomini vicini al JLP intenzionati a fermare il concerto. Il documento, tuttavia, non identificava mandanti certi.
Jim Brown, Byah Mitchell e la pista di Tivoli Gardens
Con il passare degli anni numerose ricostruzioni hanno concentrato l’attenzione su uomini armati provenienti dall’area di Tivoli Gardens, roccaforte politica del JLP.
Il nome più ricorrente è quello di Lester Lloyd Coke, detto “Jim Brown”, destinato in seguito a diventare una figura centrale della criminalità organizzata giamaicana. Il documentario ReMastered: Who Shot the Sheriff? lo colloca tra gli uomini coinvolti nella vicenda. Anche il Jamaica Gleaner, ricostruendo il caso, ha sottolineato come la pista Jim Brown sia una delle più importanti, pur ricordando l’assenza di una condanna giudiziaria per l’attentato.
Un secondo nome è Carl “Byah” Mitchell, altro noto gunman dell’area JLP. Il biografo Timothy White, autore di Catch a Fire, sostenne sulla base delle proprie fonti politiche e investigative che Mitchell avrebbe organizzato l’operazione e che Jim Brown avrebbe avuto un ruolo nell’assalto. Si tratta però di una ricostruzione investigativa e biografica, non di un fatto accertato da una sentenza.
Le testimonianze sono inoltre contraddittorie. L’ex investigatore giamaicano John Hodgson ha raccontato che Marley, incontrato in ospedale subito dopo l’attacco, avrebbe inizialmente accusato Claudius “Claudie” Massop, potente gunman associato al JLP. Altre ricostruzioni sostengono invece che Massop avrebbe tentato di avvertire Marley del pericolo.
E la CIA?
È il punto più controverso. Durante la Guerra fredda Washington guardava con preoccupazione al governo Manley, alle sue posizioni socialiste e ai rapporti con Cuba. Documenti ufficiali statunitensi mostrano che la CIA e il Dipartimento di Stato seguivano attentamente la situazione giamaicana e discutevano delle conseguenze geopolitiche di una possibile riconferma di Manley.
Ma questo non prova che la CIA abbia ordinato l’attentato contro Marley.
Timothy White sostenne che Byah Mitchell sarebbe stato incaricato dall’intelligence americana. Don Taylor raccontò inoltre che alcuni degli uomini coinvolti sarebbero stati successivamente giudicati da un tribunale clandestino dei ghetti e che uno di loro avrebbe parlato di un’operazione collegata alla CIA in cambio di armi e cocaina. Sono accuse rilevanti dal punto di vista storico, ma non accompagnate da documenti che dimostrino direttamente un ordine dell’agenzia.

Nel 1977 la CIA negò pubblicamente di aver condotto un programma di destabilizzazione contro Manley. Ancora oggi non è emerso un documento ufficiale che dimostri un ordine della CIA per assassinare Marley.
Il quadro pubblico disponibile porta quindi soprattutto verso uomini armati inseriti nella violentissima lotta politico-criminale della Kingston del 1976, con Jim Brown e Byah Mitchell tra i nomi più frequentemente indicati. Stabilire chi abbia dato l’ordine finale — e se dietro quegli uomini vi fossero strutture politiche o apparati stranieri — resta invece una questione irrisolta.
Due giorni dopo essere stato colpito, Bob Marley salì comunque sul palco di Smile Jamaica. Il tentativo di fermarlo non riuscì: l’attentato finì per rendere ancora più potente l’immagine del musicista come simbolo di pace in una Jamaica profondamente divisa.
Fonti e approfondimenti
Bob Marley Official – History:Bob Marley – HistoryRolling Stone – The Night Bob Marley Got Shot, ricostruzione basata sull’opera dello storico Roger Steffens: Rolling Stone – The Night Bob Marley Got ShotJamaica Gleaner – Who Shot Bob Marley?, approfondimento sulle piste dell’attentato: Jamaica Gleaner – Who Shot Bob Marley?
Jamaica Observer – 70s cop recalls Marley shooting, testimonianza dell’ex investigatore John Hodgson: Jamaica Observer – 70s cop recalls Marley shootingU.S. Department of State – Office of the Historian, documenti ufficiali sulla situazione politica giamaicana nel 1976: Foreign Relations of the United States – Jamaica 1976Washington Post – Report of Plot Against Jamaica Denied by CIA, sulla smentita della CIA alle accuse di destabilizzazione: Washington Post – CIA and JamaicaHISTORY – Bob Marley and the One Love Concert, contesto politico dell’attentato e dei concerti per la pace: HISTORY – Bob Marley One Love Concert

