È bastata una notizia di cronaca, poche ore e una parola capace di orientare immediatamente il racconto: “droga”. Il 29 settembre la Guardia di Finanza ha arrestato a San Giovanni Lupatoto, nel Veronese, due persone sorprese in un’area boschiva demaniale dove erano presenti una ventina di piante di cannabis. Tra loro c’era Pier Paolo Spinazzè, 44 anni, conosciuto come Cibo, lo street artist diventato noto per i murales con cui copre svastiche e scritte d’odio.
Da quel momento, però, una parte dell’informazione ha iniziato a correre più velocemente degli accertamenti. Titoli sulla “maxi-piantagione”, riferimenti a decine di chili di marijuana e formule che accostavano direttamente l’artista allo spaccio hanno costruito in poche ore un’immagine precisa: quella di un personaggio pubblico smascherato e improvvisamente passato “dai murales alla droga”.
Il problema non è raccontare un arresto. È trasformare un arresto in una sentenza.
Quando il titolo arriva prima delle verifiche
Le Fiamme Gialle avevano effettivamente sequestrato circa venti piante, alcune alte fino a due metri, per un peso complessivo superiore ai 60 chili. Ma quel numero indicava il peso lordo delle piante intere, quindi anche fusti, rami e foglie. Non equivaleva automaticamente a 60 chili di cannabis pronta per essere consumata o immessa sul mercato. Eppure, nel passaggio tra comunicati, articoli e titoli, la distinzione è spesso scomparsa.
In alcuni casi si è arrivati persino a parlare di “hashish coltivato”, espressione tecnicamente impropria: l’hashish è un prodotto ricavato dalla resina della cannabis, non una pianta che si possa coltivare. Sono dettagli che possono sembrare secondari, ma diventano essenziali quando l’informazione pretende di descrivere con precisione un’indagine penale.
Il giorno successivo, davanti alla giudice Clara Aprea, sono emersi elementi che hanno modificato sensibilmente il quadro iniziale. Spinazzè ha dichiarato di convivere con la sclerosi multipla e di utilizzare cannabis terapeutica regolarmente prescritta. Secondo quanto riferito dalla difesa, tra il materiale sequestrato vi erano anche numerose confezioni provenienti dalla farmacia e riconducibili alla terapia prescritta.
L’arresto è stato convalidato, ma nei confronti dei due indagati non è stata applicata alcuna misura cautelare. Inoltre, secondo le ricostruzioni successive, l’ipotesi di spaccio non avrebbe trovato conferma negli accertamenti svolti durante i mesi di osservazione. Restano invece le contestazioni relative alla coltivazione e alla detenzione, sulle quali sarà la magistratura a pronunciarsi. La prossima udienza è prevista per il 19 novembre.
Questo punto è fondamentale: avere una prescrizione medica non significa che la coltivazione domestica o in un terreno diventi automaticamente lecita. Ma significa anche che il contesto era molto più articolato di quello suggerito nelle prime ore da alcuni titoli.
Il processo mediatico corre più veloce di quello giudiziario
Ed è proprio qui che la vicenda supera il caso personale di Cibo. Il giornalismo dovrebbe raccontare ciò che è noto in un determinato momento, distinguendo chiaramente tra fatti accertati, accuse, ipotesi investigative e versioni della difesa. Quando invece un indagato viene descritto immediatamente come spacciatore, prima ancora che emerga se abbia realmente ceduto sostanze a qualcuno, la cronaca rischia di trasformarsi in un processo parallelo.

Una rettifica o un articolo pubblicato il giorno dopo difficilmente possiedono la stessa forza del titolo iniziale. La prima impressione resta, viene condivisa sui social, diventa commento politico e spesso si sedimenta nell’opinione pubblica prima che arrivino le verifiche.
La vicenda ha infatti generato anche uno scontro politico locale, con richieste di chiarimenti sui rapporti tra Spinazzè e l’amministrazione comunale e con l’eurodeputato Flavio Tosi che ha contestato alcune dichiarazioni rese dall’artista sulla reperibilità della cannabis terapeutica nelle farmacie veronesi.
Ma il punto, ancora una volta, dovrebbe restare uno: un’indagine serve proprio a stabilire i fatti. Anticiparne le conclusioni nei titoli non rende l’informazione più incisiva. La rende semplicemente meno prudente.
Fonti e approfondimenti
L’Indipendente – Cibo, il writer dipinto come spacciatore: ha la sclerosi multipla e la cannabis su ricetta
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ANSA – Scoperta maxi-piantagione di cannabis nel Veronese, due arresti
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Corriere del Veneto – Cibo, il writer anti-svastiche arrestato per droga
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