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Viaggiare sicuri : una “grande” operazione da 37 grammi e 4 sanzioni

Pur riconoscendo l’importanza della presenza delle forze dell’ordine in luoghi sensibili come aeroporti e stazioni ferroviarie, riteniamo necessario evidenziare come l’enorme dispendio di risorse per la repressione dell’uso di sostanze stupefacenti risulti inefficace, costoso e, in alcuni casi, persino discutibile.

La sicurezza dei viaggiatori dipende dal contrasto alla criminalità, al degrado e alla violenza che caratterizzano alcune stazioni italiane, non certo dalla confisca di pochi grammi di cannabis ad un giovane passeggero.

Già con l’operazione “Scuole Sicure” abbiamo assistito a interventi sproporzionati, con ingenti fondi pubblici destinati a perquisizioni condotte da unità cinofile nelle scuole, spesso per sequestrare minime quantità di stupefacenti a studenti minorenni, esponendoli a umiliazioni pubbliche e conseguenze potenzialmente più gravi di quelle derivanti dall’uso della sostanza stessa.

Ora, con l’operazione “Viaggiare Sicuri”, lo Stato italiano ha ulteriormente intensificato questa strategia, destinando centinaia di agenti della Polizia Ferroviaria di Verona e del Trentino a controlli mirati in 36 scali ferroviari tra le province di Verona, Vicenza, Trento e Bolzano.

L’operazione ha previsto il controllo a campione su passeggeri e bagagli, con particolare attenzione alla ricerca di sostanze stupefacenti attraverso l’impiego di unità cinofile antidroga. Tuttavia, i risultati ottenuti sono quantomeno sproporzionati rispetto alle risorse impiegate: su 710 persone controllate e 68 bagagli ispezionati, sono stati sequestrati appena 37 grammi di cannabis e sono state elevate quattro sanzioni amministrative per uso personale di stupefacenti.

Tutto questo mentre in città come Roma, Milano e Venezia i borseggiatori agiscono indisturbati, derubando e aggredendo quotidianamente cittadini e turisti. Forse sarebbe più opportuno destinare parte delle risorse impiegate in operazioni di questo genere al contrasto di fenomeni criminali ben più gravi.

Ogni anno, in Italia, migliaia di agenti e milioni di euro vengono impiegati nella ricerca di sostanze stupefacenti, ma, come dimostrano i dati della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), la maggior parte di questi sforzi non è rivolta al contrasto della criminalità organizzata, bensì alla repressione dell’uso personale o al fermo di piccoli spacciatori.

Da anni evidenziamo come questa strategia rappresenti un enorme spreco di risorse pubbliche in una lotta alla droga che, dopo oltre cinquant’anni, ad oggi non ha ancora prodotto risultati concreti.

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