La storia giudiziaria di Mario Olianas, 45 anni di Arzachena (in Sardegna), continua ad alimentare il dibattito italiano sull’uso terapeutico della cannabis e sulle rigidità della normativa in materia di sostanze stupefacenti.
L'informazione
L'informazione

La storia giudiziaria di Mario Olianas, 45 anni di Arzachena (in Sardegna), continua ad alimentare il dibattito italiano sull’uso terapeutico della cannabis e sulle rigidità della normativa in materia di sostanze stupefacenti.

Una piantina curata con attenzione, non per lucro ma per necessità . È cominciata così la storia di Walter De Benedetto, affetto da artrite reumatoide, una malattia cronica e degenerativa che gli provocava dolori insopportabili, spesso insensibili alle cure farmacologiche tradizionali.

Quella che doveva essere una svolta per i malati cronici e per chi soffre di dolori gravi si sta trasformando in un incubo. In Piemonte, l’accesso alla cannabis terapeutica resta un percorso a ostacoli fatto di ritardi, burocrazia e norme inadeguate, con il risultato che molti pazienti, pur avendone diritto, rimangono senza cure.

Cristian Filippo, un paziente calabrese affetto da fibromialgia, era stato accusato di coltivare illegalmente due piante di cannabis, ma è stato completamente assolto con la formula “il fatto non sussiste”.
Assistito dall’avvocato Gianmichele Bosco, con il supporto di Meglio Legale, Filippo rischiava una condanna fino a sei anni di carcere. Tuttavia, il giudice ha riconosciuto che la sua coltivazione era destinata esclusivamente a scopi terapeutici, per far fronte alla difficoltà di reperire cannabis medica.

Nel febbraio del 2019, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconobbe ufficialmente la Cannabis come una sostanza medica, evidenziandone i benefici terapeutici. Tuttavia, l’OMS mantenne il limite del THC (il principale principio psicoattivo della pianta, oggi illegale in Italia) a una soglia minima dello 0,2%, praticamente trascurabile. Questa decisione rappresentava un passo importante per l’intero settore, ma in Italia passò quasi inosservata, complice la scarsa attenzione riservata dai mass media, spesso focalizzati esclusivamente sulle vicende politiche.

Walter De Benedetto, affetto da artrite reumatoide, una patologia complessa e debilitante che provoca dolori intensi, si affidava alla cannabis terapeutica per gestire i suoi sintomi. Nonostante una regolare prescrizione medica, Walter non riusciva a ottenere le quantità necessarie per il suo trattamento, problema comune a molti pazienti. Di fronte a questa carenza strutturale, ha deciso di coltivare cannabis nel proprio giardino per sopperire alla mancanza, scelta che lo ha portato a essere indagato per coltivazione di sostanze stupefacenti in concorso.
Nonostante la regolare prescrizione di cannabis terapeutica, che gli permetterebbe di migliorare la qualità della vita, De Benedetto è stato costretto – come spesso accade per molti pazienti – a sopperire alle lacune pubbliche con l’auto-produzione dal momento che non riusciva a ottenere la quantità di cannabis riportata dalla prescrizione.