Questa mattina l’associazione Canapa Sativa Italia ha presentato lo studio di settore commissionato ad MPG Consulting, primo nel suo genere, il quale ha rivelato il potenziale economico del mercato delle infiorescenze in Italia:1 miliardo di euro di impatto diretto, 1 miliardo di impatto indiretto, oltre 20mila posti di lavoro tra coltivazione, lavorazione e distribuzione.
Il confronto tra mercato libero e monopolio è schiacciante:
Libero mercato: 2 miliardi di euro e 22 mila posti di lavoro
Monopolio modello tabacco: 530 milioni di euro e 6 mila posti di lavoro.
Cosa dice lo studio
Lo studio “Cannabis Light Policy – Stima dell’impatto economico e proposte di regolamentazione per il mercato della canapa ad uso inalatorio”, realizzato da MPG Consulting per l’associazione Canapa Sativa Italia, rappresenta una delle analisi più strutturate sul comparto della cannabis light in Italia. Il documento è stato presentato nel 2025 durante un’audizione parlamentare alla Camera dei Deputati e mira a dimostrare il peso economico, occupazionale e fiscale della filiera della canapa industriale destinata all’uso tecnico e inalatorio.
Uno dei punti centrali dello studio riguarda la dimensione economica del settore. Secondo le stime elaborate da MPG Consulting, il mercato italiano della cannabis light genera un impatto economico complessivo pari a circa 1,96 miliardi di euro, suddivisi tra:
- circa 991 milioni di euro di impatto diretto;
- circa 970 milioni di euro di impatto indiretto e indotto.
Lo studio sostiene che il comparto abbia ormai superato la fase sperimentale, diventando una filiera agricola e commerciale strutturata. Viene evidenziato come la crescita del settore sia stata trainata soprattutto dalla legge 242/2016 sulla canapa industriale, che ha favorito la coltivazione di varietà certificate di Cannabis sativa L. a basso contenuto di THC.
Un altro elemento rilevante riguarda l’occupazione. Il report stima oltre 22.000 posti di lavoro collegati direttamente o indirettamente alla filiera. Le attività coinvolte comprendono:
- coltivazione agricola;
- trasformazione delle biomasse;
- distribuzione all’ingrosso;
- retail specializzato;
- logistica;
- consulenza tecnica e legale;
- laboratori di analisi;
- marketing ed e-commerce.
Secondo MPG Consulting, il settore avrebbe inoltre favorito il recupero di aree agricole marginali e la nascita di piccole e medie imprese innovative, soprattutto in contesti rurali.
Lo studio dedica ampio spazio anche all’incertezza normativa italiana. Gli autori sostengono che l’assenza di una disciplina chiara sulle infiorescenze di canapa abbia prodotto:
- instabilità per gli investitori;
- difficoltà di accesso al credito;
- aumento del contenzioso giudiziario;
- sequestri preventivi spesso conclusi con archiviazioni o assoluzioni.
Nel documento viene sottolineato che numerose sentenze italiane ed europee avrebbero progressivamente distinto la cannabis light industriale dalle sostanze stupefacenti tradizionali, soprattutto quando il contenuto di THC rimane entro i limiti previsti dalla normativa europea.
Una sezione importante analizza il confronto internazionale. MPG Consulting evidenzia come diversi Paesi europei abbiano adottato approcci più stabili e regolamentati, favorendo lo sviluppo economico della filiera. L’Italia, secondo il report, rischierebbe invece di perdere competitività rispetto ad altri mercati europei a causa dell’incertezza legislativa e delle continue interpretazioni contrastanti.
Dal punto di vista fiscale, gli autori sostengono che una regolamentazione chiara potrebbe aumentare:
- gettito IVA;
- entrate contributive;
- emersione del mercato sommerso;
- tracciabilità dei prodotti.
Lo studio propone quindi una serie di raccomandazioni politiche e regolatorie, tra cui:
- definizione normativa esplicita delle infiorescenze industriali;
- introduzione di standard nazionali di qualità e sicurezza;
- controlli uniformi sul THC;
- tutela delle imprese agricole e commerciali;
- armonizzazione con la normativa europea.
Gli autori insistono sul fatto che il comparto non debba essere valutato esclusivamente dal punto di vista ideologico o penale, ma come una filiera economica agricola e industriale con impatti occupazionali concreti.
Nel complesso, il report cerca di spostare il dibattito pubblico dalla sola dimensione proibizionistica verso una valutazione economica e industriale più ampia. La tesi centrale dello studio è che il mercato della cannabis light in Italia esista già in forma consolidata e che una regolamentazione chiara potrebbe trasformarlo in un comparto stabile, fiscalmente rilevante e competitivo a livello europeo.
Un impegno costante
L’innovazione e la diversificazione dell’offerta possono trasformare la cannabis light in un nuovo “modello vitivinicolo”, tutelando il Made in Italy, attirando investimenti e generando sviluppo sostenibile.
Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro di squadra di tutte le realtà impegnate nel settore come: Sardinia Cannabis, Canavese Canapa, Resilienza Italia Onlus, Imprenditori Canapa Italia, Federcanapa, Assocanapa e a ogni operatore che ha fornito dati e sostegno economico.


