Il dibattito sulla legalizzazione della cannabis negli Stati Uniti si è intrecciato, ancora una volta, con il mondo del fast food. A far discutere è stata una battuta del senatore democratico Cory Booker, tra i principali sostenitori della depenalizzazione della marijuana a livello federale, che durante un evento pubblico ha scherzato sul potere “assuefacente” delle patatine fritte di McDonald’s.
Booker, intervenuto alla presentazione del suo libro Stand, ha raccontato un aneddoto personale legato al suo storico autista, con cui lavora dai tempi in cui era sindaco di Newark. Secondo il senatore, l’uomo sarebbe ormai in grado di capire da uno sguardo quando sta per cedere alla tentazione di una sosta al drive-through.
“Dovremmo forse mettere nella lista delle sostanze controllate anche le patatine di McDonald’s”, ha detto ironicamente. “Non so cosa ci mettano sopra, ma credo sia qualcosa di illegale”.
“Il mio tesoro”: il racconto del senatore
Durante l’evento, Booker ha descritto con tono scherzoso la scena in cui il suo autista, notando “l’espressione di vergogna” riflessa nello specchietto retrovisore, avrebbe imboccato immediatamente la corsia del drive-through intuendo il bisogno improvviso di patatine fritte.
Il politico ha raccontato di aver ordinato due porzioni e di averle strette tra le mani “come Gollum con il suo tesoro” nel film The Lord of the Rings.
Non è la prima volta che Booker usa il fast food come paragone nel dibattito sulla cannabis. Già durante la campagna presidenziale democratica del 2019 aveva fatto battute simili dopo una visita da Burger King, sostenendo che forse erano le patatine, più che la marijuana, a meritare restrizioni federali.
Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato per il dibattito sulla cannabis negli Stati Uniti. Booker continua infatti a sostenere le proposte di legge per rimuovere la marijuana dal Controlled Substances Act e appoggia anche il SAFER Banking Act, pensato per facilitare l’accesso ai servizi finanziari alle aziende del settore cannabis.
Fast food e salute: cosa dice davvero la ricerca
Dietro l’ironia del senatore, però, esiste un tema molto serio che riguarda il rapporto tra alimentazione industriale e salute pubblica. Quando si parla di fast food come quello di McDonald’s, gli esperti distinguono generalmente due aspetti: i rischi legati a eventuali contaminazioni alimentari e quelli associati a un consumo frequente nel lungo periodo.
Sul primo fronte, negli anni si sono verificati alcuni episodi documentati di infezioni e intossicazioni alimentari collegati alla catena americana. Tra i casi più recenti figura il focolaio di E. coli registrato negli Stati Uniti nel 2024 e associato ai Quarter Pounder, che secondo le autorità sanitarie americane avrebbe causato decine di malori e almeno una morte confermata.
Si tratta comunque di episodi relativamente rari se confrontati con il numero enorme di pasti serviti ogni anno dalla multinazionale.
Molto più ampio è invece il tema degli effetti cronici di una dieta basata su alimenti ultra-processati. Numerosi studi collegano il consumo frequente di cibi ricchi di grassi saturi, zuccheri, sale e calorie a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari.
Gli esperti precisano però che non si può attribuire la responsabilità a un singolo marchio. Le conseguenze dipendono dall’insieme delle abitudini alimentari e dello stile di vita, inclusi sedentarietà, quantità consumate e frequenza con cui si ricorre a questo tipo di alimentazione.
Le cause legali contro McDonald’s e il nodo della responsabilità
Negli Stati Uniti il tema è arrivato più volte anche in tribunale. Diverse cause legali hanno accusato McDonald’s di contribuire all’aumento dell’obesità, soprattutto tra i più giovani. Il caso più famoso è stato Pelman v. McDonald’s, diventato simbolo del confronto sulla responsabilità delle multinazionali alimentari.
Nel corso dei procedimenti vennero citati dati secondo cui obesità e sovrappeso sarebbero associati a centinaia di migliaia di morti premature ogni anno negli Stati Uniti. Tuttavia i tribunali non hanno riconosciuto una responsabilità diretta dell’azienda, sostenendo che entrano in gioco numerosi fattori individuali, tra cui predisposizione genetica, attività fisica e scelte personali.
La posizione scientifica oggi più condivisa è che consumare fast food occasionalmente non rappresenti un rischio particolare per una persona sana, mentre una dieta abituale basata prevalentemente su alimenti ultra-processati può aumentare sensibilmente la probabilità di sviluppare malattie croniche nel tempo.
Ed è proprio su questo equilibrio tra libertà individuale, alimentazione e salute pubblica che la provocazione di Booker – tra una battuta sulla marijuana e una sulle patatine fritte – continua ad alimentare il dibattito americano.
booker: Guarda il video del senatore Cory Booker


