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Pisa: il nuovo campus universitario in canapa che cattura CO2

Un nuovo campus universitario capace di catturare CO₂ invece di produrla: è ciò che sta nascendo a Pisa, dove il nuovo polo di Scienze Veterinarie dell’Università rappresenta un modello di bioarchitettura a zero sprechi. L’edificio non solo non inquina, ma immagazzina anidride carbonica nelle sue stesse pareti, diventando parte attiva nella lotta al cambiamento climatico.

Si tratta del nuovo Dipartimento di Scienze Veterinarie, in fase di completamento nel cuore del Parco Naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Con un investimento di 53,2 milioni di euro, il complesso va oltre il semplice ruolo di struttura universitaria: diventa il simbolo di una rivoluzione silenziosa dell’edilizia italiana, fondata su un materiale tanto semplice quanto innovativo: il biomattone in canapa e calce.

Il nuovo campus, che riunirà tutte le attività del dipartimento in un’area di 13.000 m², si distingue per una scelta costruttiva radicale. Al posto dei materiali tradizionali, nei 2.300 m² di murature sono stati utilizzati circa 700 m³ di biocomposito a base di canapa. Questa decisione progettuale ha già permesso di sequestrare permanentemente 30,8 tonnellate di CO₂, trasformando l’edificio – in un settore che genera quasi il 40% delle emissioni globali – in una vera struttura di mitigazione climatica.

Progettato come Edificio a Energia Quasi Zero (NZEB), il campus integra numerose tecnologie sostenibili: 40 sonde geotermiche, un impianto fotovoltaico, sistemi di recupero delle acque piovane e dispositivi di ombreggiamento naturale.

Ma il vero punto di forza è il suo involucro in canapa e calce, che assicura un elevato comfort abitativo e consumi minimi. La tecnologia del Biomattone, sviluppata da Tecnocanapa by Senini, sfrutta la canapa industriale, una pianta capace di assorbire fino a 15 tonnellate di CO₂ per ettaro all’anno. Una volta raccolto, il canapulo viene miscelato con leganti a base di calce, creando un materiale che trattiene il carbonio per tutto il ciclo di vita dell’edificio.

Il risultato è un materiale carbon negative: ogni metro cubo di Biomattone sequestra tra 44 e 105 kg di CO₂, a seconda della miscela.

Il campus toscano è solo l’ultimo esempio di una tecnologia già ampiamente consolidata: oggi in Italia esistono oltre 1.000 edifici realizzati con questi biocompositi, che hanno consentito di trattenere più di 1.800 tonnellate di CO₂, l’equivalente di quanto assorbirebbero 36 ettari di bosco in dieci anni.

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