Droga e forze dell’ordine – La Corte d’Appello di Napoli ha ribaltato il verdetto di primo grado e condannato tre carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata nell’ambito di un procedimento giudiziario relativo a un presunto traffico di cocaina e a rapporti illeciti con un collaboratore di giustizia. Una decisione destinata a far discutere, sia per il ruolo ricoperto dagli imputati sia per le accuse contestate, che riguardano proprio coloro che avrebbero dovuto contrastare il narcotraffico.
È importante precisare che la sentenza non è definitiva. La difesa ha già annunciato il ricorso in Cassazione e sarà quindi la Suprema Corte a pronunciarsi in via definitiva sulla vicenda.
La sentenza della Corte d’Appello
Dopo l’assoluzione pronunciata in primo grado, i giudici d’Appello hanno ritenuto fondate le accuse formulate dalla Procura nei confronti dei tre militari.
Il colonnello Pasquale Sario e il maresciallo Gaetano Desiderio sono stati condannati a nove anni di reclusione ciascuno, mentre per l’appuntato Sandro Acunzo è stata inflitta una pena di quattordici anni.
La Corte ha invece escluso l’aggravante mafiosa contestata dall’accusa, pur confermando la responsabilità per gli altri reati oggetto del processo.
L’accusa: parte della droga sequestrata sarebbe stata sottratta
Secondo la ricostruzione della Procura, i tre carabinieri avrebbero sottratto 66 chilogrammi di cocaina da un ingente quantitativo di droga sequestrato durante un’operazione antidroga.
Una parte di quello stupefacente sarebbe poi stata ceduta a Francesco Casillo, narcotrafficante divenuto collaboratore di giustizia, che rappresenta la principale fonte accusatoria del procedimento.
Gli inquirenti sostengono inoltre che, in cambio di informazioni investigative utili per arresti e sequestri, i militari avrebbero garantito al collaboratore una serie di favori, tra cui proprio la disponibilità di parte della cocaina sequestrata.
Nelle proprie dichiarazioni ai magistrati, Casillo ha affermato anche di aver consegnato ai carabinieri denaro, gioielli e ulteriori informazioni considerate di interesse investigativo.
Sarà ora la Corte di Cassazione a valutare la correttezza giuridica della sentenza d’Appello e a stabilire se le condanne debbano essere confermate oppure annullate.

Un fenomeno che non può essere ignorato
Quando emergono vicende come questa, il rischio è quello di considerarle episodi isolati. Tuttavia, negli ultimi anni, la cronaca giudiziaria ha documentato numerosi procedimenti che hanno coinvolto appartenenti alle forze dell’ordine accusati di reati molto gravi: traffico di droga, corruzione, estorsione, furti, favoreggiamento e altri illeciti.
Su Spazio Canapa abbiamo già affrontato questo tema in diverse occasioni (riferimenti a fine articolo), raccontando casi di appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti nello spaccio di sostanze stupefacenti o in altre attività criminali.
È un fenomeno che, pur rappresentando una minima parte rispetto ai tantissimi uomini e donne che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con professionalità e onestà , continua purtroppo a emergere con una frequenza che merita attenzione.
Proprio per questo motivo è fondamentale distinguere tra le responsabilità individuali e l’intero corpo delle forze dell’ordine. Ogni eventuale condotta illecita deve essere accertata dalla magistratura e, se confermata in via definitiva, perseguita con fermezza. Allo stesso tempo, questi episodi dimostrano come nessuna istituzione possa considerarsi immune dal rischio di infiltrazioni criminali o di comportamenti deviati.
La lotta al narcotraffico richiede anche controlli interni
La vicenda napoletana riporta al centro una questione spesso poco discussa: la credibilità delle istituzioni passa anche dalla capacità di vigilare al proprio interno.
Il contrasto al narcotraffico non si misura soltanto attraverso arresti, sequestri e operazioni di polizia, ma anche attraverso efficaci sistemi di controllo, trasparenza e responsabilità . Quando chi è chiamato a far rispettare la legge viene accusato di averne tratto un vantaggio personale, il danno va ben oltre il singolo procedimento penale, perché rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Sarà ora il giudizio della Corte di Cassazione a rappresentare l’ultimo passaggio di questa complessa vicenda giudiziaria, stabilendo in via definitiva la fondatezza delle condanne pronunciate dalla Corte d’Appello.
Intanto sembra giusto porsi una domanda: siamo di fronte ad un fenomeno inarrestabile?
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Fonti e approfondimenti
ANSA – Napoli, condannati in Appello tre carabinieri nel processo sul presunto traffico di cocaina.Corte d’Appello di Napoli – Sentenza di secondo grado (come riportata dagli organi di stampa).Informazioni pubblicate dai principali quotidiani nazionali che hanno seguito il procedimento giudiziario (tra cui Il Mattino e Repubblica Napoli).
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