ITALIA
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La dissonanza cognitiva nella percezione del pericolo: l’OMS conferma i danni dell’alcol

L’ipocrisia nella percezione sociale dell’alcol e della cannabis: un’analisi critica

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), anche un solo sorso di alcol può avere effetti dannosi sulla salute. Questa affermazione è supportata da una vasta gamma di studi scientifici che evidenziano i rischi significativi, sia a livello fisico che mentale, derivanti dal consumo di bevande alcoliche, indipendentemente dalla quantità assunta.

Nonostante ciò, l’alcol gode di un’accettazione sociale e culturale che lo rende onnipresente nei mezzi di comunicazione e nella quotidianità, al punto che il suo abuso viene spesso banalizzato o addirittura celebrato. È frequente, ad esempio, ascoltare battute in programmi radiofonici o televisivi sul bere eccessivo, come quando ad un ospite in collegamento viene chiesto ironicamente: “Come mai non sei ancora ubriaco?” . Questo tipo di linguaggio è socialmente accettato e non genera alcuno scandalo.

Se, tuttavia, la stessa ironia fosse applicata alla cannabis – con una domanda del tipo “Come mai non sei ancora fumato?” – probabilmente si assisterebbe a un’ondata di indignazione e polemiche mediatiche. Questa dissonanza nella percezione pubblica delle due sostanze non è frutto del caso, ma il risultato di un condizionamento culturale e politico che persiste da decenni.

L’alcol, pur essendo responsabile di circa 3 milioni di decessi ogni anno a livello globale , è legale, pubblicizzato e ampiamente tollerato. La cannabis, al contrario, non ha mai causato una singola morte documentata, ma è ancora oggetto di una legislazione restrittiva che ne limita il dibattito e la regolamentazione. Questa disparità di trattamento si basa più su convenzioni politiche ed economiche che su un’effettiva valutazione scientifica dei rischi.

Tale situazione riflette un fenomeno più ampio di dissonanza cognitiva collettiva , in cui la distinzione tra ciò che è ritenuto “giusto” o “sbagliato” non si fonda su prove oggettive, bensì sulle decisioni arbitrarie di chi detiene il potere. La società si è abituata a considerare “accettabile” tutto ciò che è legale e “inaccettabile” ciò che non lo è, senza mettere in discussione la razionalità di queste scelte.

È fondamentale superare questa prova e affrontare il dibattito sulla cannabis con un approccio basato sui fatti e non su pregiudizi storici. La regolamentazione delle sostanze dovrebbe essere guidata dalla scienza e dall’interesse collettivo, piuttosto che da logiche politiche e commerciali che favoriscono un’industria a scapito di un’altra.

Roberto D’AponteDirettore Spazio Canapa

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Autore

  • Classe 1992, vive in Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto di canapa. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore di Spazio Canapa.

Classe 1992, vive in Veneto. Spirito critico. Giornalista per passione ed esperto di canapa. Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Master in Cannabis Medica Veterinaria presso Cannabiscienza. Direttore di Spazio Canapa.