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Il Segretario dei Radicali si è fatto denunciare nuovamente in difesa della canapa industriale

Il segretario dei Radicali, Filippo Blengino, è finito ancora una volta in stato di fermo nell’ambito della sua campagna di disobbedienza civile legata alla cannabis light. La vicenda affonda le sue radici alla fine di maggio, quando Blengino aveva deciso di trasformare temporaneamente la sede del partito in un punto vendita di infiorescenze di cannabis legale, battezzato “CBD – Centro Buona Disobbedienza”, per contestare l’articolo 18 del Decreto Sicurezza.

Nonostante l’iniziativa, le forze dell’ordine non si erano presentate al punto vendita. Per forzare la mano, Blengino si era dunque recato direttamente davanti a Palazzo Chigi, sedendosi per terra con alcune bustine di cannabis light in bella vista. Il gesto aveva portato al suo arresto e al successivo rilascio nel corso della stessa giornata. L’obiettivo politico, però, sembrava raggiunto: si era infatti aperto un procedimento giudiziario a suo carico.

A sorpresa, pochi giorni fa la Procura di Roma ha scelto di archiviare il caso di presunto spaccio. Una decisione che Blengino ha definito “incredibile”, poiché motivata dal fatto che il gesto, secondo i magistrati, avrebbe avuto un “significato politico” e non configurerebbe dunque un reato.

Una conclusione che il segretario radicale non ha accolto favorevolmente. Al contrario, Blengino sostiene di voler essere giudicato in Tribunale proprio per il reato di spaccio di cannabis light, con l’obiettivo finale di portare la questione davanti alla Corte Costituzionale e aprire così un fronte di discussione sulla normativa vigente.

A tal proposito, Blengino ha allestito ieri un banchetto in un mercato di Torino, esponendo diverse confezioni di cannabis light. L’iniziativa, volutamente provocatoria, gli è valsa un nuovo arresto da parte delle forze dell’ordine.

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