Cercare una vecchia fotografia all’interno del proprio archivio digitale dovrebbe essere un’operazione semplice: si inserisce una parola chiave e il sistema individua le immagini che potrebbero corrispondere. Ma su Google Foto alcune ricerche legate alla cannabis sembrano non funzionare affatto, anche quando le fotografie sono effettivamente presenti nella libreria personale dell’utente.
Il caso è emerso con particolare evidenza nell’ultimo periodo, quando diversi utenti hanno segnalato online risultati anomali digitando termini come “weed”, “cannabis”, “marijuana” o “joints”. In alcuni casi Google Foto risponde semplicemente che non esistono risultati, nonostante gli utenti sappiano di avere fotografie di infiorescenze, prodotti o altri soggetti collegati alla cannabis nel proprio archivio.
La questione assume una dimensione particolare perché non riguarda una ricerca effettuata sul web. Google Foto lavora sulla raccolta personale di immagini e video dell’utente: fotografie già scattate, caricate e conservate nell’account. Il problema, quindi, non consiste nell’impossibilità di trovare determinati contenuti pubblici, ma nella difficoltà di recuperare attraverso una parola chiave specifica file presenti nella propria libreria.
Le segnalazioni degli utenti e il ruolo di Ask Photos
Il dibattito è tornato alla ribalta dopo una discussione pubblicata su Reddit il 6 agosto 2026. L’autore sosteneva di non riuscire più a recuperare le proprie fotografie di cannabis attraverso Google Foto. Nei commenti, altri utenti hanno raccontato esperienze analoghe, provando termini differenti come “cannabis”, “marijuana” e “joints”.
Curiosamente, modificando leggermente la richiesta i risultati possono cambiare. Alcuni utenti hanno riferito di essere riusciti a visualizzare fotografie pertinenti utilizzando termini più generici o alternativi come “hemp”, “weeds”, “plants” o “green plant”.

Il comportamento diventa ancora più interessante se confrontato con altre categorie. Nella stessa discussione è stato segnalato, per esempio, che una ricerca relativa alla birra non presenta lo stesso problema. Questo alimenta gli interrogativi sui criteri utilizzati per stabilire quali termini possano essere interpretati normalmente dal sistema e quali, invece, vengano esclusi o limitati.
Una delle possibili spiegazioni è stata collegata ad Ask Photos, la funzione di Google Foto basata sui modelli Gemini. Presentata inizialmente nel 2024, permette di interrogare la propria raccolta attraverso richieste formulate in linguaggio naturale. Invece di limitarsi a inserire una semplice parola, l’utente può formulare domande più complesse e chiedere al sistema di individuare fotografie sulla base del loro contenuto e del contesto.
Google spiega che Ask Photos utilizza le capacità multimodali di Gemini per comprendere ciò che compare nelle fotografie e recuperare informazioni dalla libreria. Negli anni successivi l’azienda ha progressivamente integrato maggiormente questa tecnologia nell’esperienza di ricerca.
Attribuire però con certezza il blocco delle parole relative alla cannabis esclusivamente ai filtri di sicurezza di Gemini sarebbe prematuro. Google, nelle proprie pagine informative, non indica pubblicamente una regola specifica secondo cui Ask Photos debba impedire la ricerca delle fotografie di cannabis. Inoltre, alcune testimonianze rendono la situazione ancora più complessa.
Il problema potrebbe essere precedente a Gemini
Un elemento importante emerge infatti cercando segnalazioni più vecchie. Già nel 2021, diversi anni prima dell’introduzione di Ask Photos, un utente lamentava nella community dedicata a Google Foto di non riuscire a recuperare fotografie attraverso le parole “marijuana” e “cannabis”, nonostante quei termini fossero stati aggiunti alle descrizioni delle immagini.
Esiste addirittura una segnalazione del 2020 relativa alla parola “pot”, che apparentemente restituiva zero risultati mentre termini simili riuscivano a recuperare alcune fotografie.
Questo precedente cambia sensibilmente l’interpretazione della vicenda. Il comportamento osservato nel 2026 potrebbe non essere stato introdotto con Gemini, ma derivare almeno in parte da sistemi di filtraggio o indicizzazione già presenti nella ricerca tradizionale di Google Foto.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale potrebbe quindi aver reso il fenomeno più evidente, senza necessariamente esserne l’origine.
La stessa Google distingue ancora tra ricerca classica e Ask Photos. Nella documentazione ufficiale viene spiegato che gli utenti possono passare dai risultati generati attraverso Ask Photos alla modalità classica. Nel marzo 2026 l’azienda ha inoltre introdotto la possibilità di tornare più facilmente alla precedente esperienza di ricerca dopo le critiche ricevute da alcuni utenti sull’efficacia e sulla velocità della funzione basata sull’IA.
Eppure, secondo alcune testimonianze pubblicate ad agosto, disattivare temporaneamente Gemini o utilizzare la ricerca tradizionale non sarebbe sufficiente a risolvere il problema per determinate parole legate alla cannabis. Questo rafforza l’ipotesi che la limitazione non dipenda soltanto dal nuovo livello generativo.
Il nodo della moderazione nelle librerie personali
Il caso apre una questione più ampia sul funzionamento dei servizi che utilizzano algoritmi e intelligenza artificiale per organizzare contenuti privati.
Applicare criteri di sicurezza a un sistema che genera immagini, testi o indicazioni potenzialmente pericolose è una cosa. Impedire a una parola di recuperare una fotografia già presente nell’archivio personale è un’altra, perché il software non sta creando né distribuendo quel contenuto: dovrebbe semplicemente permettere al proprietario della libreria di ritrovarlo.
La cannabis rende particolarmente evidente questa contraddizione anche per la sua situazione normativa internazionale. Una fotografia di una pianta o di un’infiorescenza non rappresenta necessariamente un’attività illegale. Può riguardare canapa industriale, cannabis terapeutica, ricerca scientifica, prodotti autorizzati o un consumo avvenuto legalmente in una delle numerose giurisdizioni che hanno modificato le proprie normative.
Inoltre, una fotografia non è di per sé equivalente alla sostanza rappresentata. Può avere finalità giornalistiche, professionali, scientifiche, documentali o semplicemente personali.
Resta quindi da comprendere quali criteri Google Foto utilizzi realmente per determinate parole sensibili e perché termini semanticamente molto vicini possano produrre risultati differenti.
Al momento, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili, non risulta una spiegazione ufficiale di Google specificamente dedicata al blocco delle ricerche “cannabis”, “marijuana” o “weed” in Google Foto. È dunque più corretto parlare di un comportamento documentato attraverso numerose testimonianze degli utenti, evitando di attribuirne con certezza la causa a Gemini o a una precisa politica aziendale finché Google non fornirà chiarimenti.
Il problema, comunque, mette in evidenza un tema destinato a diventare sempre più importante: con l’intelligenza artificiale progressivamente integrata nei servizi utilizzati ogni giorno, la linea che separa organizzazione automatica, sicurezza e filtraggio dei contenuti personali diventa sempre più sottile. E quando un algoritmo decide quali fotografie possono essere trovate attraverso determinate parole, la trasparenza sui criteri utilizzati diventa fondamentale.
Fonti e approfondimenti
Google – Ask Photos: A new way to search your photos with GeminiGoogle Photos Help – Come funzionano Ask Photos e la ricerca con GeminiGoogle Photos Help – Ricerca di persone, luoghi e contenuti nelle fotografieGoogle – Aggiornamenti e miglioramenti di Ask PhotosTechCrunch – Google introduce la possibilità di tornare alla ricerca classicaGoogle Photos Community – Segnalazione storica sui termini bloccati nella ricerca Reddit, r/google – discussione del 6 agosto 2026 sulle ricerche di fotografie di cannabis in Google Foto. Reddit, r/googlephotos – segnalazioni del 2021 riguardanti “marijuana” e “cannabis”.
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