L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha recentemente aggiornato la propria valutazione scientifica sul cannabidiolo (CBD), introducendo per la prima volta un livello di assunzione considerato provvisoriamente sicuro per l’uso nei prodotti alimentari. Si tratta di un passaggio significativo nel percorso regolatorio del CBD come “novel food” nell’Unione Europea, un ambito che negli ultimi anni ha visto una crescita rapida del mercato ma anche numerose incertezze scientifiche.
Secondo quanto indicato dagli esperti dell’EFSA, il livello di sicurezza provvisorio è pari a 0,0275 mg di CBD per chilogrammo di peso corporeo al giorno. In termini pratici, per un adulto di 70 kg ciò corrisponde a circa 2 mg al giorno. È fondamentale chiarire che non si tratta di una dose consigliata o ottimale, bensì di una soglia prudenziale individuata sulla base dei dati attualmente disponibili, ritenuti ancora incompleti sotto diversi profili.
Il CBD destinato all’alimentazione rientra nella categoria dei “nuovi alimenti”, cioè quei prodotti che non risultavano consumati in misura significativa nell’Unione prima del 1997. Questa classificazione comporta una procedura autorizzativa rigorosa, che impone alle aziende di dimostrare, attraverso un dossier scientifico dettagliato, la sicurezza del prodotto nelle condizioni d’uso proposte. Proprio la carenza di dati solidi aveva portato in passato a sospendere diverse valutazioni, in attesa di ulteriori evidenze.
Le incertezze ancora aperte
Nonostante l’introduzione di un livello di riferimento, l’EFSA ha ribadito che permangono importanti lacune conoscitive. Le aree di maggiore attenzione riguardano i possibili effetti sul fegato, già osservati in alcuni studi clinici con dosaggi più elevati, ma anche il sistema endocrino, quello riproduttivo e il sistema nervoso centrale, soprattutto in caso di esposizione prolungata.
L’Autorità ha inoltre precisato che non è possibile stabilire la sicurezza del CBD per determinate categorie di popolazione, tra cui i minori di 25 anni, le donne in gravidanza o in allattamento e le persone che assumono farmaci. Il livello indicato si riferisce quindi esclusivamente ad adulti sani, in condizioni standard, e deve essere interpretato come un punto di partenza in un quadro ancora in evoluzione.
Implicazioni per imprese e consumatori
Il limite proposto è significativamente più basso rispetto alle quantità presenti in molti prodotti attualmente in commercio, in particolare integratori alimentari. Questo potrebbe comportare una revisione delle formulazioni da parte delle aziende e una maggiore attenzione alla produzione di studi clinici e tossicologici più robusti. Sebbene il parere dell’EFSA non abbia automaticamente valore normativo, rappresenta il riferimento scientifico su cui si basano le future decisioni della Commissione europea e delle autorità nazionali.

Nel complesso, l’orientamento adottato riflette il principio di precauzione che caratterizza la normativa alimentare europea: in presenza di incertezze rilevanti, si privilegia un approccio conservativo a tutela della salute pubblica. Il messaggio che emerge è chiaro: il mercato del CBD può svilupparsi, ma solo accompagnato da un solido impianto di evidenze scientifiche.
Nei prossimi anni il livello di sicurezza provvisorio potrà essere rivisto alla luce di nuovi dati. L’evoluzione del quadro regolatorio dipenderà quindi dalla qualità e dalla completezza delle ricerche che verranno presentate. Per i consumatori, questo aggiornamento rappresenta un passo verso maggiore trasparenza; per le imprese, un invito a investire in ricerca e conformità normativa in un settore destinato a rimanere sotto stretta osservazione.

