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La Corte di Giustizia europea si è espressa sul CBD: può essere commercializzato in tutta Europa

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i prodotti a base di CBD possono essere commercializzati in tutta l’UE, poiché il diritto comunitario prevale sulle normative nazionali. Questa attesa decisione, resa pubblica nella giornata odierna, segna un importante precedente giuridico in materia.

La sentenza trae origine da un caso giudiziario in Francia, dove due imprenditori erano stati condannati per la vendita di sigarette elettroniche contenenti CBD importato dalla Repubblica Ceca. Nonostante la canapa fosse stata coltivata e il cannabidiolo estratto nel rispetto delle normative ceche, la legislazione francese vieta l’importazione di derivati ​​della canapa diversi da semi e fibra. Inizialmente, i due imprenditori erano stati condannati a pene detentive di 18 e 15 mesi, oltre a una multa di 10.000 euro ciascuno. Tuttavia, il ricorso in appello ha portato la Corte di Giustizia europea a ribadire la supremazia del diritto comunitario sulle regolamentazioni nazionali.

Nella sua pronuncia, la Corte ha chiarito che il CBD non può essere classificato come stupefacente né come prodotto agricolo soggetto ai regolamenti della Politica Agricola Comune (PAC). Tale valutazione si basa sulle convenzioni internazionali delle Nazioni Unite, in particolare sulla Convenzione unica sugli stupefacenti e quella sulle sostanze psicotrope.

La Corte ha inoltre sottolineato che, nei procedimenti giudiziari, le decisioni devono fondarsi su dati scientifici verificabili, escludendo pregiudizi o supposizioni prive di fondamento.

«Questa sentenza segue le conclusioni espresse dall’avvocato generale della Corte, Evgeni Tanchev, lo scorso maggio. Tanchev aveva evidenziato come il contrasto tra la Francia e la Repubblica Ceca rientrasse nelle disposizioni degli articoli 34 e 36 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che tutelano la libera circolazione delle merci. Pertanto, qualsiasi misura protezionistica adottata da uno Stato membro non può prevalere sul diritto comunitario», spiega l’avvocato Carlo Alberto Zaina. Egli aggiunge: «L’Unione Europea dimostra una visione più avanzata rispetto a quella che spesso riscontriamo in Italia. Le affermazioni arbitrarie devono essere sostituite da risultare concrete. Auspichiamo che il nostro ordinamento non ignora questo rilevante precedente».

Questa decisione potrebbe avere un impatto significativo sul mercato europeo, favorendo una maggiore liberalizzazione del settore e saltando in modo definitivo che il CBD non può essere considerato una sostanza stupefacente.

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