In Piemonte si torna a discutere dell’accesso alla cannabis terapeutica e della possibilità di rendere più semplice la distribuzione dei preparati prescritti ai pazienti. Al centro del confronto politico vi è una proposta che punta a consentire alle farmacie di comunità di erogare, in regime di rimborso da parte del Servizio sanitario regionale, i medicinali a base di cannabis attualmente distribuiti quasi esclusivamente attraverso il circuito ospedaliero.
L’iniziativa nasce da un’interrogazione presentata in Consiglio regionale dalla consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra Valentina Cera e prende spunto dalle numerose segnalazioni provenienti da pazienti che, da tempo, denunciano difficoltà nel reperire le terapie cannabinoidi prescritte dai medici.
Le difficoltà di accesso che continuano a colpire i pazienti
Nonostante la cannabis terapeutica sia autorizzata in Italia per diverse condizioni cliniche e possa essere prescritta in presenza di specifiche indicazioni mediche, l’accesso alle cure resta spesso complesso. Uno dei problemi più frequenti riguarda infatti la disponibilità dei prodotti e la loro distribuzione sul territorio.
Secondo le segnalazioni raccolte negli ultimi mesi, in diverse aree del Piemonte si sarebbero verificati ritardi e carenze nell’approvvigionamento dei preparati cannabinoidi. Le criticità avrebbero interessato varie aziende sanitarie locali, costringendo alcuni pazienti a rivolgersi a strutture lontane dal proprio luogo di residenza o a sostenere spese aggiuntive per non interrompere le terapie.
L’attuale normativa regionale, risalente al 2015, prevede che i farmaci a base di cannabis rimborsati dal servizio sanitario siano distribuiti principalmente dalle farmacie ospedaliere. Le farmacie territoriali possono collaborare nel reperimento delle materie prime o nell’allestimento di preparazioni magistrali, ma non possono generalmente consegnare il medicinale al paziente con copertura economica da parte della Regione.
Questo sistema, nato per garantire un controllo centralizzato della distribuzione, viene oggi considerato da diversi osservatori poco flessibile, soprattutto nelle aree più distanti dagli ospedali o nei casi in cui si verificano temporanee indisponibilità di prodotto.
Un modello già adottato in altre regioni
La proposta di modifica legislativa punta a consentire alle farmacie aperte al pubblico di diventare un ulteriore punto di distribuzione delle terapie cannabinoidi rimborsate. L’obiettivo sarebbe quello di avvicinare il farmaco al paziente, riducendo tempi di attesa, spostamenti e disagi burocratici.
Si tratta di una soluzione che non rappresenterebbe una novità assoluta nel panorama nazionale. Alcune regioni italiane hanno già introdotto modelli distributivi che coinvolgono maggiormente le farmacie territoriali, permettendo ai pazienti di ritirare le preparazioni più vicino alla propria abitazione senza rinunciare alla copertura economica garantita dal servizio sanitario.

Secondo i sostenitori della riforma, un sistema più capillare potrebbe contribuire a migliorare l’aderenza terapeutica e a ridurre il rischio che i pazienti interrompano o ritardino i trattamenti a causa delle difficoltà logistiche.
Il tema è tornato al centro dell’attenzione pubblica anche dopo il caso di una paziente oncologica piemontese che, per ottenere il medicinale necessario alla propria terapia, si era rivolta a una farmacia di un’altra regione ricorrendo alla spedizione del prodotto. La vicenda ha evidenziato come le differenze organizzative tra territori possano incidere concretamente sulla continuità delle cure.
Per molti pazienti, infatti, le alternative restano limitate. Chi non riesce a ottenere il preparato attraverso il circuito pubblico spesso è costretto a rivolgersi a farmacie private specializzate, sostenendo costi che possono raggiungere diverse centinaia di euro al mese. Una spesa significativa, soprattutto per chi necessita di trattamenti continuativi.
Sul piano politico, la proposta sembra aver aperto un confronto trasversale. Pur essendo stata avanzata dall’opposizione, alcuni esponenti della maggioranza avrebbero manifestato interesse verso una possibile revisione della normativa. L’ipotesi è che il tema possa essere inserito nei prossimi provvedimenti legislativi regionali, aprendo la strada a una riforma attesa da numerose associazioni di pazienti.
Nel frattempo, l’assessorato alla Sanità ha annunciato verifiche sulle segnalazioni relative alle carenze distributive. L’obiettivo dichiarato è individuare eventuali criticità nella filiera di approvvigionamento e garantire una maggiore continuità nell’erogazione delle terapie.
La discussione piemontese si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge l’intero Paese. A oltre dieci anni dall’introduzione della produzione nazionale di cannabis terapeutica presso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, persistono infatti differenze regionali nell’accesso ai trattamenti, nelle modalità di rimborso e nei canali distributivi. Per molti pazienti e operatori sanitari, il coinvolgimento delle farmacie di comunità rappresenterebbe un passo verso un sistema più omogeneo, accessibile e vicino alle esigenze di chi utilizza quotidianamente queste terapie.
#cannabis terapeutica #cannabis terapeutica #cannabis terapeutica #cannabis terapeutica #cannabis terapeutica #cannabis terapeutica #cannabis terapeutica

