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Canapa industriale: passi avanti in UE?

A settembre 2024 è stata depositata una petizione al Parlamento Europeo da parte dell’associazione Canapa Sativa Italia, insieme ad altre associazioni, per denunciare le restrizioni imposte dal governo italiano alla coltivazione e commercializzazione della canapa industriale. La petizione, ampiamente documentata e supportata da dati concreti, è stata accolta con attenzione e portata in discussione ufficiale lo scorso 17 marzo 2025. Discussione dalla quale è stato deciso che la petizione rimarrà aperta e la commissione per le petizioni europee invierà una lettera al governo italiano chiedendo di fornire spiegazioni a riguardo.

A gennaio 2025, un altro passo fondamentale è stato compiuto a livello europeo. L’EIHA (European Industrial Hemp Association), in collaborazione con le principali associazioni italiane del settore, ha presentato un documento alla Commissione per la Politica Agricola Comune (PAC), contenente una proposta di semplificazione per rendere il comparto della canapa più competitivo a livello europeo.

Il cuore del documento mira a chiarire la legalità di tutte le parti della pianta – fiore compreso – e ad avviare la definizione di norme di commercializzazione nel quadro dell’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM). Una proposta che guarda oltre i confini italiani, poiché molti Stati membri dell’UE vivono oggi situazioni legislative simili, spesso caratterizzate da ambiguità normative e repressione sproporzionata.

Questa iniziativa ha trovato terreno fertile tra le istituzioni europee. In particolare, Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi e membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ha accolto con favore il documento e si è fatta promotrice di un emendamento: la proposta di inserire una definizione chiara e inclusiva del settore della canapa all’interno della normativa agricola europea, che comprenda esplicitamente anche il fiore, oggi spesso al centro di controversie interpretative.

Sul tema della canapa industriale l’Unione Europea sembra essere ben predisposta a discutere il tema in modo costruttivo. Con l’auspicio che possa valutare la canapa come risorsa agricola a pieno titolo, con benefici concreti per ambiente, occupazione e innovazione, così da poter giungere ad una riforma definitiva.

Cristina Guarda – membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo

Una riforma attesa non solo dagli operatori italiani, ma da migliaia di aziende in tutta Europa che vedono nella canapa un’opportunità concreta per un’economia più sostenibile, circolare e libera da stigmi infondati. Ora la palla passa alla Commissione Europea, chiamata a trasformare queste proposte in un vero atto normativo che metta fine all’incertezza e apra la strada a un futuro più chiaro e giusto per il settore.

“Con il gruppo dei Verdi europei ho presentato un emendamento per definire il fiore di canapa come prodotto agricolo, rendendo illegale qualsiasi divieto di coltivazione, raccolta e manipolazione. Se approvato, annullerebbe gli effetti del decreto Sicurezza. Per questo, auspichiamo che l’emendamento venga sostenuto da tutte le forze politiche, anche della destra, che in queste ore esprimono forti perplessità, quando non aperta contrarietà, alle disposizioni contenute nell’articolo 18 del decreto.”

Così Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi e componente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, presentando l’emendamento che “introduce una definizione chiara del settore della canapa, comprendendo il fiore.”

“La proposta, inserita nell’ambito delle nuove misure dell’Organizzazione Comune di Mercati agricoli (OCM) al vaglio della commissione AGRI, mira a regolamentare le infiorescenze di canapa come qualsiasi altro prodotto agricolo. Vogliamo dare sicurezza giuridica a un settore giovane e innovativo, permettendo alla filiera della canapa italiana di svilupparsi in un contesto regolamentato, equo e trasparente,” prosegue l’eurodeputata. “Se approvato, l’emendamento annullerebbe gli effetti di provvedimenti nazionali come il recente decreto Sicurezza, che ha introdotto un divieto generalizzato in Italia sulla coltivazione e lavorazione del fiore, ostacolando di fatto un intero comparto produttivo. L’obiettivo è di garantire agli agricoltori italiani di poter competere con quelli degli altri paesi europei, dove la filiera della canapa non è vittima di crociate ideologiche. Questa proposta fa parte di un più ampio lavoro volto a sostenere e valorizzare il settore della canapa e, in definitiva, l’intero comparto agricolo, nell’ambito della riforma della PAC che affronteremo nei prossimi mesi,” conclude.

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