ITALIA
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Canapa industriale: il tribunale di Trento riafferma l’assenza di illecito e offensività

Il 5 settembre 2025 il Tribunale di Trento, nell’ambito del ricorso promosso da Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia, ha depositato un’ordinanza di rilievo per tutto il comparto della canapa industriale. Secondo il giudice, l’articolo 18 del DL 48/2025 ha natura meramente ricognitiva, cioè non introduce nulla di nuovo rispetto al quadro normativo già consolidato. In linea con la giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione del 2019, è ribadito un principio chiaro: i derivati privi di efficacia drogante non integrano alcun illecito penale.

Il Tribunale sottolinea che non può essere sospesa in via cautelare una norma generale e astratta come il DPR 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti). Solo un provvedimento amministrativo concreto — ad esempio un sequestro, un ordine o un diniego — può costituire oggetto di sospensione. In assenza di tali atti, l’attività degli operatori resta legittima, purché svolta nel rispetto delle regole vigenti e del principio di offensività. Sul piano del diritto europeo, l’ordinanza evidenzia come le censure di incompatibilità sollevate non siano infondate: il diritto dell’UE vieta divieti generali e assoluti se non supportati da una reale esigenza di tutela della salute pubblica. Richiamati a questo proposito i precedenti del TAR Lazio (sentenze n. 2616 e 2613 del 2023) e il recente orientamento del Consiglio di Stato (febbraio 2025), secondo i quali il DM 21.1.2022 va interpretato in maniera neutra e coerente con la legge 242/2016.

Per il settore della canapa italiana, questa decisione rappresenta un segno di stabilità: conferma che, nonostante le incertezze politiche e i tentativi di criminalizzazione, il quadro giuridico non è mutato. Tuttavia, la distanza tra la realtà normativa e l’atteggiamento repressivo dello Stato rimane evidente. Molti imprenditori, agricoltori e commercianti continuano a subire controlli, sequestri, campagne di discredito e ostacoli burocratici, pur operando in piena legalità.

La canapa industriale, priva di efficacia drogante, non costituisce un pericolo sociale: è una risorsa agricola, economica ed ecologica. Invece di essere valorizzata per i suoi impieghi — dal tessile alla bioedilizia, dalla nutraceutica alla cosmesi — viene ancora percepita come “sospetta” e sottoposta a un regime di inutili restrizioni e paure indotte. Si tratta di un paradosso che pesa sulla pelle di lavoratori e famiglie, costrette a vivere nell’incertezza nonostante un quadro normativo chiaro e una giurisprudenza costante.

La decisione di Trento offre dunque un messaggio duplice: da un lato riconosce il diritto degli operatori, dall’altro mette in luce quanto ancora lo Stato debba compiere un passo di maturità, liberandosi da una repressione anacronistica. Il settore chiede soltanto di poter crescere senza il peso di sospetti infondati, per offrire lavoro, innovazione e sostenibilità. La canapa industriale non è una minaccia: è una risorsa collettiva che attende di essere finalmente trattata come tale.

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