Con l’approvazione di una nuova legge, il Parlamento del Grenada (isola dei Caraibi) ha avviato una profonda revisione della disciplina sulla cannabis, segnando un passaggio storico verso la depenalizzazione del suo possesso per gli adulti e l’avvio di un sistema regolato per l’uso medico e terapeutico.
Il Primo Ministro ha spiegato che uno dei nodi centrali del confronto politico ha riguardato l’età minima consentita. Inizialmente favorevole ai 18 anni, in quanto soglia della piena responsabilità civile, ha poi accettato il limite dei 21 anni dopo un intenso confronto parlamentare e il contributo di specialisti del settore sanitario. Durante la discussione sul disegno di legge in materia di prevenzione e controllo dell’abuso di droghe, Mitchell ha riconosciuto che, sebbene a 18 anni si goda di molti diritti civili, le evidenze scientifiche indicano che lo sviluppo cerebrale non è ancora completo, motivo per cui ha scelto di allinearsi alle raccomandazioni degli esperti.
L’Esecutivo ha definito il provvedimento un punto di svolta nel processo di riforma. Secondo il Ministro responsabile per l’Agricoltura, lo Sviluppo Economico e la Pianificazione, la nuova normativa mette al centro la tutela della salute pubblica e dei giovani, aprendo al contempo opportunità terapeutiche ed economiche per l’intera popolazione.
Uno degli aspetti più rilevanti della legge riguarda la giustizia riparativa: è prevista infatti la cancellazione automatica delle condanne pregresse per reati minori legati alla cannabis e l’interruzione dei procedimenti giudiziari in corso per il possesso di quantità limitate. Il testo riconosce inoltre il diritto costituzionale della comunità Rastafari a utilizzare la cannabis come elemento sacramentale nei luoghi di culto autorizzati e in specifiche occasioni, prevedendo permessi per la coltivazione a tale scopo.
La normativa stabilisce che i cittadini dai 21 anni in su possano detenere fino a 56 grammi di cannabis e 15 grammi di resina, nonché registrarsi per coltivare fino a quattro piante per nucleo familiare esclusivamente per uso personale. Rimane vietato il consumo in luoghi pubblici, con sanzioni previste, mentre sono state introdotte misure rigorose per la protezione dei minori, comprese pene penali per chi fornisce cannabis ai giovani e percorsi di recupero per i minorenni trovati in possesso.
Secondo il Primo Ministro, la riforma nasce da un equilibrio necessario tra opportunità e rischi. Ha sottolineato che, indipendentemente dall’approccio normativo adottato, esistono comunque implicazioni sanitarie e sociali significative che lo Stato è chiamato a gestire.
Anche il Ministro della Salute ha ribadito che la depenalizzazione non equivale a una liberalizzazione totale. L’uso ricreativo resta vietato, mentre l’impiego medico continuerà a essere strettamente regolato. Il Governo accompagnerà la riforma con controlli severi, campagne di informazione pubblica e un’applicazione rigorosa delle norme contro la guida in stato di alterazione.
Il Procuratore Generale ha infine evidenziato come il Paese stia recuperando terreno rispetto ad altre giurisdizioni, intraprendendo solo ora un percorso verso la depenalizzazione e lo sviluppo di un settore della cannabis terapeutica. Ha precisato che il nuovo quadro normativo non elimina i limiti, ma li definisce con maggiore chiarezza, prevedendo sanzioni e strumenti di controllo.
L’Esecutivo ha annunciato che nei prossimi tre-sei mesi verrà presentato un sistema normativo completo sulla cannabis, destinato a regolamentare coltivazione, trasformazione, ricerca scientifica e utilizzo a fini medicinali.

