Parma: per la Polizia Locale non solo etilometro, tutte le pattuglie saranno dotate di strumenti per i controlli sulla cannabis
Anche a Parma, la sicurezza stradale viene raccontata come una nuova “fase”, caratterizzata dall’estensione dei controlli antidroga e, in particolare, dall’attenzione crescente verso la cannabis. L’obiettivo dichiarato è nobile: ridurre i rischi e prevenire incidenti. Ma viene spontaneo chiedersi se questa scelta rispecchi davvero la realtà dei fatti o se, al contrario, rischi di spostare l’attenzione lontano dal vero problema sulle strade italiane.
I dati più recenti sugli incidenti stradali parlano infatti in modo piuttosto chiaro. Ogni anno in Italia si registrano oltre 170.000 incidenti con feriti e, tra le cause accertate, l’alcol continua a rappresentare un fattore di gran lunga più rilevante rispetto alle droghe. La guida in stato di ebbrezza è coinvolta in una percentuale che si aggira intorno all’8–9% degli incidenti, mentre l’uso di sostanze stupefacenti nel loro complesso — quindi non solo cannabis, ma tutte le droghe — incide per circa il 3%. In altre parole, gli incidenti riconducibili all’alcol sono più del doppio rispetto a quelli legati alle droghe.
Se si guarda ai numeri assoluti, il divario è ancora più evidente: ogni anno migliaia di incidenti vedono coinvolti conducenti con un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge, contro un numero molto più ridotto di casi in cui viene accertata la presenza di stupefacenti. E va anche considerato che non tutti i conducenti coinvolti in un incidente vengono sottoposti a test completi, il che rende probabile una sottostima del fenomeno alcol.
Oltre all’alcol, esistono poi cause ancora più frequenti e spesso trascurate nel dibattito pubblico, come l’eccesso di velocità, la distrazione alla guida e il mancato rispetto delle precedenze. Sono questi i fattori che, anno dopo anno, compaiono in cima alle classifiche delle cause di incidenti, superando di gran lunga sia l’alcol sia le droghe. Eppure, l’attenzione mediatica e politica sembra concentrarsi sempre più su controlli antidroga, in particolare sulla cannabis.
Nessuno mette in dubbio che la cannabis possa alterare in molti soggetti la capacità di guida: rallentamento dei riflessi, difficoltà di concentrazione e percezione distorta sono effetti documentati. Ma il punto è un altro: il livello di rischio non è paragonabile a quello dell’alcol. Numerosi studi indicano che l’alcol, già a partire dai limiti legali, aumenta in modo significativo la probabilità di incidente, fino a moltiplicarla diverse volte man mano che il tasso alcolemico cresce. Per la cannabis, invece, il legame diretto con l’aumento degli incidenti risulta molto più debole e complesso da dimostrare, anche perché le tracce della sostanza possono restare rilevabili nell’organismo molto oltre il periodo di effettiva alterazione.
Il rischio, quindi, è che l’enfasi sui controlli per cannabis risponda più a una percezione sociale che a una reale emergenza stradale. Inseguire ciò che appare “nuovo” o più visibile nel dibattito pubblico può dare l’illusione di maggiore sicurezza, ma non necessariamente porta a una riduzione concreta degli incidenti più gravi e mortali.
Se l’obiettivo è davvero salvare vite, la priorità dovrebbe restare dove i numeri indicano il pericolo maggiore: contrasto serio e sistematico alla guida in stato di ebbrezza, controllo della velocità e riduzioddddne delle distrazioni. Trattare la cannabis come se fosse equivalente all’alcol in termini di impatto sulla sicurezza stradale rischia di essere una semplificazione fuorviante.
La sicurezza non dovrebbe basarsi su messaggi simbolici o su scelte che fanno notizia, ma su dati solidi e proporzionati ai rischi reali. Altrimenti, il pericolo è di investire risorse e attenzione su un bersaglio secondario, lasciando irrisolto ciò che, da anni, continua a essere la vera causa principale degli incidenti sulle nostre strade.

