Ancora una volta una notizia viene costruita non per informare, ma per colpire. “Overdose di biscotti alla marijuana”, titolano alcuni media con entusiasmo degno di miglior causa, raccontando di una donna di 37 anni svenuta sul ponte de l’Anaconeta a Venezia dopo aver mangiato sei biscotti. Un racconto che fa presa sull’opinione pubblica, ma che si sgretola non appena si analizzano i fatti, cosa che evidentemente non interessa a chi preferisce fare propaganda anziché giornalismo.
I biscotti indicati come “alla marijuana” non contenevano alcun principio attivo. Erano prodotti realizzati con farina e/o olio di semi di canapa, ingredienti perfettamente legali, privi di effetti psicotropi e utilizzati quotidianamente nell’alimentazione. Parlare di overdose, in questo contesto, non è solo falso: è intellettualmente disonesto.
La stessa donna, nelle prime dichiarazioni, ha lasciato intendere che il suo malore fosse legato al consumo dei biscotti alla canapa. Ma questo dettaglio è stato usato come verità assoluta, ignorando volutamente tutto ciò che è emerso dopo. La donna, infatti, dopo aver mangiato i biscotti, è tornata nel negozio per complimentarsi con la commessa. Un particolare che da solo basterebbe a far crollare qualsiasi ricostruzione sensazionalistica, ma che nei titoli gridati sparisce come per magia.
L’ipotesi più realistica – e non a caso ritenuta tale anche dalle forze dell’ordine – è che la donna avesse assunto alcolici. Un’ipotesi concreta, coerente e plausibile, che però non serve alla narrazione tossica costruita ad arte. E infatti viene relegata in fondo agli articoli, quando non completamente omessa.
Ancora più significativo è il comportamento della polizia: nessun sequestro, nessuna irregolarità riscontrata nel canapa shop di Venezia, nessun prodotto ritenuto pericoloso. Le autorità si sono limitate ad acquisire le fatture dei prodotti venduti. Un dettaglio che smonta definitivamente la favola dell’ overdose, ma che evidentemente non merita spazio quando l’obiettivo è alimentare paura e pregiudizio.


Quello avvenuto a Venezia non è un caso di cronaca nera legato alla droga, ma l’ennesimo esempio di informazione piegata alla propaganda governativa, portata avanti da pennivendoli pronti a confondere deliberatamente canapa alimentare e sostanze stupefacenti pur di sostenere una linea ideologica.
Non c’è stata alcuna overdose. Non c’erano droghe. Non c’è stato alcun illecito.
C’è stata solo una notizia volutamente costruita male, raccontata peggio e amplificata ad arte. E finché questo sarà considerato giornalismo, il vero malore continuerà a colpire la verità.

