Un nuovo disegno di legge, articolato in due punti e presentato dalla senatrice M5S Sabrina Licheri, mira a offrire maggiori tutele agli operatori della filiera della canapa, frequentemente esposti a sequestri che continuano a ostacolare le attività agricole e commerciali legate alle infiorescenze.
Il primo articolo propone di integrare la legge 242 introducendo l’obbligo di conservare documenti contrattuali o accordi commerciali in grado di certificare l’utilizzo previsto della canapa e dei prodotti ottenuti. Il secondo stabilisce che eventuali sequestri debbano essere eseguiti garantendo la continuità e la salvaguardia dell’impresa. La senatrice ha espresso forte preoccupazione per l’evoluzione recente di alcune indagini, evidenziando come diversi agricoltori — almeno sei finora — siano stati arrestati senza che fossero effettuate analisi preliminari sulle piante. Successivamente, gli stessi tribunali hanno riconosciuto l’assenza di reato in mancanza di prove che il THC superasse la soglia dello 0,5%, limite oltre il quale la normativa considera la presenza di un effetto drogante.
Licheri ha inoltre accolto con favore la decisione del Consiglio di Stato di deferire la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Tale passaggio richiederà tempi non brevi, mentre sul fronte comunitario va ricordata anche l’approvazione, da parte del Parlamento europeo, dell’emendamento promosso da Cristina Guarda, che potrebbe entrare in vigore nel 2026 e fornire una cornice normativa unitaria all’uso dell’intera pianta di canapa, inclusi i fiori, superando di fatto le attuali restrizioni italiane.
L’avvocato Giacomo Bulleri ritiene opportuno intervenire con una modifica mirata alla normativa vigente, capace di chiarire in modo inequivocabile la destinazione d’uso di infiorescenze e derivati, e di introdurre controlli rapidi che evitino sequestri non necessari, tutelando l’intera filiera.
La senatrice insiste infine sulla necessità di distinguere nettamente ciò che rientra nella legalità da ciò che ne esula, evitando che gli operatori vengano trattati indiscriminatamente come sospetti, quando sarebbe possibile garantire certezze normative con interventi relativamente semplici.

