Sigilli a 500 chili di canapa industriale dopo il blitz della Guardia di Finanza di Bologna all’aeroporto Marconi. Gli avvocati: «Impresa seria, sempre autorizzata e trasparente. Ora 17 dipendenti rischiano il posto».
In nome del famigerato Decreto Sicurezza, lo Stato ha colpito ancora: sequestrati derivati di canapa industriale a un’azienda modenese che da anni opera alla luce del sole, rispettando le leggi e creando occupazione. Un settore che in altri Paesi viene incentivato come opportunità economica e innovativa, in Italia viene invece criminalizzato e ridotto a un caso di “stupefacenti”.
Con 17 dipendenti, frutto di sacrifici, investimenti e lavoro, l’azienda viene messa in ginocchio da un governo che non distingue tra chi spaccia droga e chi lavora onestamente trasformando canapa industriale. Questa non è difesa della legalità: è accanimento ideologico, è miopia politica che non guarda al futuro, ma preferisce distruggere un intero settore in crescita.
Tutto è iniziato il 28 agosto, quando all’aeroporto Marconi di Bologna i militari della Guardia di Finanza hanno intercettato una spedizione destinata all’azienda modenese: ufficialmente dichiarata come “tè verde”, conteneva invece canapa sativa, la cosiddetta cannabis light. Nulla di illegale, se non fosse che il Decreto Sicurezza ha trasformato una filiera regolare in un campo minato di divieti e sospetti.
Il sequestro si è esteso anche allo stabilimento modenese, dove sono stati messi i sigilli a circa 470 chili di prodotto confezionato alla luce del sole, in un’attività che fino a pochi mesi fa era assolutamente lecita. Ora il giovane titolare è accusato addirittura di “produzione, detenzione e commercio di stupefacenti”: un’assurdità che calpesta la realtà dei fatti.
Gli avvocati Cosimo Zaccaria e Nicola Elmo denunciano: «L’azienda è seria, possiede tutte le autorizzazioni e ha sempre operato con trasparenza. Non ha mai prodotto canapa con efficacia drogante». E sottolineano come il sequestro sia stato eseguito senza neppure verificare le percentuali di THC né visionare le analisi certificate già in possesso dell’azienda.
Il Decreto Sicurezza, ricordano i legali, è già stato messo in discussione dalla stessa Corte di Cassazione per dubbi di legittimità costituzionale e per contrasto con la normativa europea. Ma nel frattempo a pagarne le conseguenze sono imprenditori e lavoratori onesti, che vedono distrutti i loro sacrifici.
Questa vicenda non è un semplice fatto di cronaca giudiziaria: è la fotografia di uno Stato che preferisce criminalizzare l’innovazione anziché sostenerla. Un governo che si proclama “difensore della legalità” ma che, con leggi cieche e punitive, finisce per favorire il mercato nero e l’illegalità vera.
Il risultato? Un’azienda che rischia di chiudere, 17 famiglie lasciate senza reddito, e un intero settore — quello della canapa industriale e della cannabis light — soffocato da norme ideologiche e retrograde.
Invece di valorizzare un comparto che in tutto il mondo è visto come opportunità di sviluppo sostenibile, l’Italia continua a trattare chi coltiva e lavora canapa come un criminale. Una miopia che non solo rovina imprese oneste, ma spegne ogni prospettiva di futuro per un’economia moderna, legale e trasparente.

