ITALIA
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Tutte le ragioni della canapa italiana

La canapa industriale rappresenta un settore in crescita, dinamico e strategico, con importante impatto favorevole sull’economia, l’ambiente, l’agricoltura e il tessuto sociale italiano. In un contesto europeo e globale che guarda con crescente interesse alla filiera della canapa per le sue molteplici applicazioni – dall’edilizia all’alimentazione, dal tessile alla biochimica – l’Italia rischia oggi di autoescludersi da una corsa verso l’innovazione e la sostenibilità, a causa di normative nazionali restrittive e disallineate rispetto al diritto europeo.

Analizziamo tutte le ragioni per cui l’Italia non dovrebbe rinunciare alla canapa industriale, evidenziando anche le criticità giuridiche e logiche insite nei recenti provvedimenti normativi, con particolare riferimento all’art. 18 del “Decreto Sicurezza”.

Ragioni economiche: un settore da 2 miliardi di euro

Il comparto della canapa industriale in Italia conta circa 3.000 aziende attive lungo tutta la filiera (dalla coltivazione alla trasformazione) e dà lavoro direttamente e indirettamente a circa 30.000 persone. Secondo stime settoriali, il potenziale giro d’affari supera i 2 miliardi di euro annui tra coltivazioni, prodotti trasformati, ricerca e innovazione.

La canapa è utilizzata in numerosi settori: tessile, bioedilizia, alimentare, cosmetico, cartario, farmaceutico e nel settore della salute e del benessere.

Le coltivazioni a basso impatto e l’elevata resa per ettaro (fino a 25 tonnellate di biomassa) rendono la canapa un’alternativa altamente competitiva rispetto ad altre colture tradizionali.

Le imprese italiane sono già tra le più avanzate in Europa per tecnologie di estrazione, produzione di materiali bio-based e prodotti naturali a basso impatto ambientale.

Rinunciare alla canapa significa abbandonare un intero segmento dell’economia circolare e sostenibile, privando il Paese di opportunità occupazionali, produttive e di attrazione di capitali esteri. La canapa viene impiegata anche per la creazione di: tessuti e abbigliamento ecologico, carta e bioplastiche, bioedilizia (isolanti termici e acustici), cosmetica e nutraceutica, energia e carburanti alternativi e nel settore alimentare (semi, farine, oli ricchi di Omega 3 e 6).

Ragioni agricole: rilancio delle aree rurali e biodiversità

La canapa è una pianta dalle straordinarie proprietà agronomiche: si adatta a diversi climi e tipi di terreno, richiede poche risorse idriche e nessun pesticida o erbicida, rigenera i terreni e migliora la biodiversità, favorisce la rotazione colturale grazie alla crescita rapida (in 4-5 mesi).

Queste caratteristiche la rendono ideale per il rilancio dell’agricoltura in aree marginali e per il sostegno delle piccole aziende agricole che vogliono diversificare la produzione. Diverse Regioni italiane, tra cui il Veneto, la Puglia, l’Emilia-Romagna e la Toscana, hanno già investito fondi pubblici per incentivare la coltivazione della canapa, a testimonianza del suo valore per lo sviluppo agricolo locale.

In un’epoca segnata dalla crisi delle campagne, la canapa ha rappresentato un punto di svolta per il ritorno dei giovani all’agricoltura. Questa pianta ha riacceso l’interesse verso un’agricoltura innovativa, etica e redditizia. Sempre più giovani vedono nella coltivazione della canapa un’opportunità per coniugare tradizione, innovazione e impegno ambientale. È diventata così un simbolo di rinascita rurale e imprenditoria consapevole.

Ragioni ambientali: uno strumento contro la crisi climatica

La canapa è riconosciuta come una delle colture più sostenibili dal punto di vista ambientale: una tonnellata di canapa sequestra 1,6 tonnellate di CO₂ , riduce l’erosione del suolo e contrasta la desertificazione, può sostituire materiali altamente inquinanti (plastica, cemento, fibre sintetiche), inoltre, la produzione di carta da canapa riduce il disboscamento.

Nel contesto degli obiettivi europei di decarbonizzazione e transizione ecologica (Green Deal, Fit for 55), vietare o disincentivare la coltivazione della canapa industriale è una scelta anacronistica e controproducente.

Ragioni sociali e culturali: un settore etico e inclusivo

Il settore della canapa ha creato nuove forme di impresa etica, coinvolgendo: cooperative sociali, progetti di reinserimento lavorativo e reti di economia solidale.

Inoltre, ha contribuito a riabilitare l’immagine di una pianta storicamente presente nel nostro Paese, che nel primo Novecento faceva dell’Italia uno dei maggiori produttori mondiali. Il ritorno della canapa ha riportato con sé anche una cultura agricola sostenibile, basata su saperi antichi e innovazione tecnologica.

Inoltre, il settore della canapa ha dimostrato una straordinaria capacità di attrarre giovani imprenditori, agronomi, tecnici, chimici e operatori del marketing agricolo. L’ètà media di un imprenditore/lavoratore di questo settore è stimata sotto i 40 anni, spesso laureati, che hanno riqualificato intere zone rurali e portato consapevolezza e informazione delle città.

Ragioni fiscali: un’ondata di gettito sostenibile

Il comparto della canapa genera imposte dirette e indirette derivanti dalla vendita di prodotti (IVA, imposte sui redditi), dalle attività d’impresa e dai contributi previdenziali e assicurativi dei lavoratori.

Un inasprimento delle norme porterà inevitabilmente alla chiusura di attività legali, alla perdita di gettito fiscale e all’incremento del mercato nero e parallelo.

Rinunciare alla canapa significa spingere fuori dal perimetro legale un’intera economia emergente, con un effetto boomerang su occupazione, legalità e fiscalità.

Attualmente il gettito fiscale prodotto dal comparto canapicolo italiano è stimato intorno ai 365 milioni di euro, con una prospettiva stimata fino a 950 milioni di euro qualora il settore forse regolarmente normato.

Decreto Sicurezza: criticità logiche e giuridiche

L’art. 18 del Decreto Sicurezza, che introduce il divieto alla produzione e alla commercializzazione di infiorescenze di canapa industriale, presenta numerose incongruenze:

  • Le infiorescenze contengono livelli di THC inferiori allo 0,3%/0,5%, soglia non psicoattiva secondo gli standard scientifici internazionali.
  • La Legge 242/2016 consente la coltivazione della canapa industriale e non vieta esplicitamente l’uso dell’infiorescenza.
  • La giurisprudenza (Corte di Cassazione, Sezioni Unite 2019) ha stabilito che la vendita è lecita in assenza di effetto drogante.
  • Il principio del legittimo affidamento degli imprenditori viene violato da un cambio normativo retroattivo e improvviso.

Il divieto italiano contrasta con le normative europee in materia di:

  • Libera circolazione delle merci (art. 34 e 36 TFUE): la canapa industriale è un prodotto agricolo riconosciuto dall’UE.
  • Principio di proporzionalità: le restrizioni devono essere giustificate da reali rischi oggettivi per la salute pubblica.
  • Regolamento (UE) 1307/2013: riconosce la canapa come coltura agricola legittima con possibilità di sussidi.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (causa C-663/18 “Kanavape”) ha già stabilito che uno Stato membro non può vietare un prodotto a base di canapa legale in un altro Stato membro, se privo di effetti psicotropi.

L’Italia rischia quindi procedure di infrazione, oltre a danneggiare la competitività delle proprie imprese rispetto a quelle di paesi vicini (Germania, Svizzera, Spagna), dove la canapa è in piena espansione.

Difendiamo gli italiani dall’ideologia medioevale

La canapa industriale non è una minaccia, ma una straordinaria risorsa per l’Italia. Rinunciarvi significherebbe compromettere opportunità economiche e lavorative in un periodo storico già complesso e screditare il valore della ricerca agricola e dell’innovazione sostenibile. Ignorare le potenzialità di un settore che potrebbe rilanciare le aree interne e rurali ed esporre il Paese a contenziosi legali e sanzioni europee.

La via più responsabile non è la repressione, ma una regolamentazione chiara, scientificamente fondata e armonizzata con le direttive europee. Un intero comparto sano e in piena crescita, non può essere affossato dall’ideologia di un gruppetto ristretto di politici dai tratti medioevali. Difendere la canapa industriale significa difendere il futuro del Made in Italy, dell’ambiente e della democrazia economica.

La canapa in Italia è un patrimonio da difendere.

Roberto D’Aponte – Fondatore di Spazio Canapa

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  • Formazione in Cannabinologia presso Cannabiscienza  c/o Università degli Studi di Padova. Fondatore di Salute di Canapa Store e direttore di Spazio Canapa.

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